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Dirigente sindacale Cobas/Codir

Legge 104. Dopo il vademecum dell’Aran nazionale, il Cobas/Codir chiede all’Aran Sicilia di esprimersi sui permessi legge 104 giornalieri

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Recentemente l’Aran nazionale ha diffuso un vademecum per chiarire ogni dubbio in fatto di permessi retribuiti nella Pubblica amministrazione, compresi quelli previsti dalla legge 104 del 1992 sulla tutela dei disabili e di chi li assiste.

Proprio relativamente ai permessi ex legge 104, l’Aran ha ribadito che se il dipendente sceglie di utilizzare il permesso a giorni allora si fa riferimento all’intera giornata lavorativa a prescindere dalla sua articolazione oraria, quindi «nel caso di giornata “lunga”, l’assenza corrisponde sempre ad un giorno e pertanto, per il restante periodo mensile il dipendente potrà fruire degli ulteriori due giorni di permesso».

A seguito di questo orientamento dell’Aran nazionale il Cobas/Codir ha chiesto all’Aran Sicilia di prendere posizione in merito.

Legge 104. RAL939_Orientamenti Applicativi

QUESITO: E’ legittima la concessione dei tre giorni di permesso ex art. 33, comma 3, della legge n. 104/1992 ed ex art. 19, comma 3, del CCNL, nei giorni in cui viene effettuata la prestazione lunga, nell’ambito del nuovo orario articolato su cinque giorni?

RISPOSTA: In proposito osserviamo che in assoluto né la legge n.104/92 e successive modifiche né lo stesso contratto collettivo pongono condizioni alla fruibilità di tali permessi, trattandosi di una disciplina speciale di particolare tutela del lavoratore e della sua famiglia,in considerazione delle finalità sociali perseguite. Eventuali condizioni, connesse anche a valutazioni discrezionali del datore di lavoro, potrebbero infatti vanificare la tutela che il legislatore ha inteso apprestare. Infatti, lo stesso art.19 del CCNL non ha inciso sostanzialmente sulla disciplina prevista dalla L.n.104/1992, ma si è limitato ad introdurre, rispetto alle previsioni legislative, l’ulteriore agevolazione della frazionabilità ad ore dei permessi, proprio per consentire al personale beneficiario una più efficace soddisfazione dell’interesse tutelato.

Pertanto, sotto il profilo delle modalità di utilizzo, il dipendente non incontra alcun limite prestabilito, fruendo dei permessi anche nei giorni in cui viene effettuata la prestazione lunga di 9 ore nell’ipotesi di orario articolato su 5 giorni.

Sembra utile, peraltro, fornire una lettura di corretta applicazione delle clausole contrattuali nel caso in cui il dipendente intenda fruire nello stesso mese sia di permessi orari che di quelli giornalieri: in tale circostanza si può affermare che per ogni periodo di 6 ore di permesso si debba computare la corrispondente riduzione di una giornata di permesso e che quindi coerentemente solo un residuo di ore non inferiore a sei può comportare la fruizione di un intero giorno di permesso (che potrà essere fruito, però, anche in una giornata di 9 ore destinata al rientro pomeridiano).

Beni Culturali, la Sicilia sotto attacco da improvvisati demagoghi e da moderni inquisitori

Valle dei Templi 3214.jpgdi Michele D’Amico

Un recente studio dell’Istat, datato 19 dicembre 2016, riguardante i musei, le aree archeologiche e i monumenti in Italia, ha rilevato che il patrimonio culturale italiano vanta, tra gli altri, 4.976 musei e istituti similari, pubblici e privati, aperti al pubblico. Questi dati sono riferiti al 2015. Di questi, 4.158 sono musei, gallerie o collezioni; 282 sono aree e parchi archeologici; 536 sono monumenti e complessi monumentali. Le regioni con il maggior numero di istituti si trovano nell’Italia centro settentrionale e precisamente in Toscana, Emilia Romagna e Piemonte, mentre nel Mezzogiorno si concentra solo la metà delle aree archeologiche, una su tre si trova in Sicilia e Sardegna. I visitatori tendono a concentrarsi su un numero limitato di destinazioni. Tre sole regioni assorbono la maggioranza dei visitatori: Lazio, Toscana e Campania. Il settore museale italiano impiega complessivamente oltre 45 mila operatori tra dipendenti, collaboratori esterni e volontari. In media vi è un operatore ogni 2.400 visitatori. In Sicilia il patrimonio culturale censito vanta 255 tra palazzi monumentali, musei, gallerie, aree e parchi archeologici, pubblici e privati…continua a leggere

Pa, dirigenti pubblici contro la pubblicazione dei patrimoni

Il Freedom of information act italiano prevede, per trasparenza, che rendano noti non solo il reddito ma anche le proprietà immobiliari e gli altri beni che possiedono. Il sindacato Unadis (Unione nazionale dei dirigenti dello Stato) presenterà diffide ai ministeri e si rivolgerà al Tar del Lazio chiedendo la “sospensione immediata” della norma: “I malintenzionati che potrebbero seguirci fino a casa”. Ma i dati sensibili devono essere cancellati.

La Regione ha perso i fondi Ue 2000/06. A rischio altri 43 milioni

La Sicilia del 22 marzo 2017. Per scaricare l’articolo dal sito dell’Ars, clicca sopra l’immagine

La Regione dovrà restituire a Bruxelles 57 milioni di euro. La cifra si riferisce ai fondi comunitari della programmazione 2000-2006, Si tratta più precisamente di risorse che l’Europa non rimborserà alla Sicilia, dal momento che ogni regione anticipa risorse proprie dalla dotazione di ciascun bilancio per la spesa europea.

Oltre alla cifra perduta ci sono poi 43 milioni “congelati” che restano in sospensione, ma, che al momento non vanno restituiti all’Unione europea. Resta da capire se si determinerà di fatto un buco di bilancio.

Vertenza precari verso la soluzione?

La Sicilia del 22 marzo 2017. Per scaricare l’articolo dal sito dell’Ars, clicca sopra l’immagine

Ne danno notizia Gaetano Agliozzo, segretario generale della Fp Cgil Sicilia, e Clara Crocè, componente della segreteria regionale della Fp, che hanno partecipato al faccia a faccia, sollecitato nei giorni scorsi proprio dal sindacato sul tema delle stabilizzazioni e sull’emergenza stipendi, che molti lavoratori non percepiscono anche da 10 mesi. Proprio sul tema delle stabilizzazioni si insedierà giovedì prossimo, alle 15 presso l’assessorato Enti locali, un tavolo tecnico con la partecipazione dei direttori di tutti i rami dell’Amministrazione. L’obiettivo è definire le procedure per le stabilizzazioni armonizzando la normativa regionale con quella nazionale, con l’obiettivo di mettere i Comuni nelle condizioni di farle partire entro aprile.

Istat: in Italia un milione di famiglie senza lavoro. E in 970mila le donne sono unica fonte di reddito. Maggiori difficoltà per chi ha più figli e nuclei con genitori single

In Italia è rimasta stabilmente sopra il milione la conta delle famiglie senza lavoro e quindi senza stipendio. Sono, per la precisione, 1.085.000 i nuclei che secondo la statistica dell’Istat sono composti da persone abili al lavoro, ma in cerca di occupazione. Una piaga che colpisce particolarmente il Sud, dove si situano 587mila casi: più della metà.

Emerge poi la difficile situazione delle donne, che in molti casi sono la fonte di reddito principale.

La Sicilia delle tasse perdute e dei soldi pubblici svaniti

Corriere della Sera del 20 marzo 2017. Per scaricare l’articolo dal sito dell’Ars, clicca sopra l’immagine

II ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha testé promesso che troverà le risorse per ridurre la tassazione attraverso un «più efficace» contrasto all’evasione e alle frodi. Ottimo intento. Ci permettiamo di suggerirgli di fare due chiacchiere con Antonio Fiumefreddo, assai benvoluto dal presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta nonché amministratore dell’ente per la riscossione delle tasse nell’isola. Il capo di «Riscossione Sicilia», in una recente audizione parlamentare, ha rivelato che nel 2015 avrebbe dovuto incassare 5 miliardi e 700 milioni, euro che, al momento della verità, si sono ridotti a 480 milioni. Pari all’8% del dovuto. Fiumefreddo, facendo poi conti complessivi, ha reso noto che mancano all’appello 52 miliardi, 22 dei quali, per fortuna, «non ancora prescritti».

La Sicilia saccheggia il nord?

Libero del 21 marzo 2017. Per scaricare l’articolo, clicca sopra l’immagine

(…) Vorremmo essere italiani alla stessa maniera. Se siamo una famiglia non è il caso che ci sia chi mangia la pappa degli altri.

A fornire elementi al di sopra di ogni dubbio è stato Paolo Mieli, che ieri sul Corriere della Sera ha infilzato con lo spiedo i conti della Regione Siciliana.

Ci piace la quasi indipendenza acquisita dai siciliani, ma pure a noi piacerebbe essere più indipendenti dalla Sicilia, da questo sistema per cui alcune Regioni virtuose consentono ad altre, ed in particolare alla citata patria dei fichi d’India, di mantenersi intatte nei vizi. È un lusso che non ci si può più permettere. Deve esistere solidarietà fraterna tra territori ricchi e zone povere, come no, ma continuare con questo sistema, significa diventare complici del malaffare. Con un risvolto non da poco: se si va avanti così, anche la Regione Siciliana non avrà più nulla da poter sperperare, perché sul portone del magazzino nordico sarà apparso un cartello «Chiuso per rapina».

Poi ci si stupisce se Lombardia e Veneto hanno indetto un referendum per potersi tenere non tutte, ma buona parte delle tasse finora versate nel serbatoio da cui succhia non con la cannuccia ma con l’idrovora la Terra delle Coppole.

Arriva il vademecum dell’Aran sui permessi retribuiti. C’è anche il vademecum sui permessi della 104

La Sicilia del 20 marzo 2017. Per scaricare l’articolo dal sito dell’Ars, clicca sopra l’immagine

Arriva il vademecum per dissipare ogni dubbio in fatto di permessi retribuiti nella Pubblica amministrazione, compresi quelli previsti dalla legge 104 del 1992 sulla tutela dei disabili e di chi li assiste. Si tratta di tutte le risposte date nel tempo dall’Aran, l’Agenzia che si occupa di statali, alle amministrazioni che di volta in volta hanno chiesto delucidazioni sui confini tra uso e abuso.

Quanto alla domanda, che tra l’altro arriva anche da amministrazioni ministeriali, sulla possibilità di oltrepassare il tetto delle 18 ore mensili, l’Aran replica che la soglia, nel caso si decida di fruire ad ore, non è da ritenersi superabile. Se invece il dipendente sceglie di utilizzare il permesso a giorni allora si fa riferimento all’intera giornata lavorativa a prescindere dalla sua articolazione oraria, quindi «nel caso di giornata “lunga”, l’assenza corrisponde sempre ad un giorno e pertanto, per il restante periodo mensile il dipendente potrà fruire degli ulteriori due giorni di permesso».