La Ragioneria Generale dello Stato conferma che gli stipendi del comparto Regioni ed Enti Locali sono i più bassi in assoluto.

La Ragioneria Generale dello Stato ha presentato il Conto annuale del personale pubblico del 2010. Dal report risulta che è aumentata la forbice tra gli stipendi del personale delle amministrazioni pubbliche centrali (Ministeriali) e quelli del personale pubblico locale (Regioni, Province e Comuni).

Ciò conferma quanto da me precedentemente affermato nello studio comparato delle retribuzioni dei dipendenti pubblici (Leggi qui).

Conferma, inoltre, che non fanno, certo, gli interessi dei dipendenti regionali alcune organizzazioni sindacali (CISL) che chiedono l’abolizione dell’Aran Sicilia e l’applicazione del contratto Regioni Autonomie Locali (Leggi qui).

 Ragioneria Generale. Il conto annuale del personale.

Si allarga lo spread dei salari tra Stato ed enti territoriali

articolo di Arturo Bianco
da Il Sole 24 Ore – Norme e Tributi / Autonomie locali e Pa del 21 novembre, p. 15 (Leggi l’articolo)

Gli stipendi medi dei dipendenti del comparto Regioni ed enti locali sono i più bassi e aumenta la forbice rispetto a quelli degli altri dipendenti pubblici. E ancora, le progressioni orizzontali e verticali continuano a essere effettuate in numero assai elevato e sono calati significativamente il numero e la spesa per gli incarichi di collaborazione coordinata e continuativa, ma non quelli per gli incarichi di consulenza. Ecco le principali indicazioni contenute nel Conto annuale del personale pubblico del 2010 della Ragioneria generale dello Stato. I dipendenti del comparto Regioni ed enti locali sono il 15,8% del complesso del personale delle Pa, mentre la spesa che li riguarda è di appena il 13,8 per cento. Questa incidenza ridotta è spiegata dalla differenza del costo medio: negli enti locali si passa da 28.872 euro annui del 2009 a 29.832 del 2010, con un aumento del 3,3%; nel complesso delle Pa si passa da 33.427 a 34.652 euro con un aumento del 3,7 per cento. Gli stipendi medi del personale dei Comuni, delle Province e delle Regioni sono i più bassi in valore assoluto. L’analisi di queste cifre ci dice che la differenza percentuale negativa tra questi salari e quelli “generali” delle Pa cresce: la differenza era del 13,63% nel 2008 ed è diventata del 13,91% nel 2010. Ricordiamo che negli anni immediatamente precedenti, invece, tale forbice si era attenuata. Nel triennio 2008/2010 il comparto Regioni ed enti locali ha registrato ben 189.909 progressioni orizzontali, vale a dire che ne ha beneficiato il 36,06% del totale del personale in servizio a tempo indeterminato. Nello stesso periodo ci sono state 27.309 progressioni verticali, pari al 5,3% del personale. Da sottolineare che nel 2010 vi è stata una impennata delle progressioni orizzontali, che hanno interessato 103.630 unità, e che il numero delle progressioni verticali o di carriera intervenute nello stesso anno (8.835) è stato solo lievemente inferiore all’anno precedente. L’aumento delle progressioni orizzontali può essere spiegato dalla corsa prima dell’entrata in vigore del “blocco” introdotto per il triennio 2011/2013 dal decreto legge 78/2010. Evidentemente le nuove regole dettate dalla “legge Brunetta”, che sono entrate in vigore il 1 gennaio 2010, non hanno prodotto significativi effetti. Per le progressioni di carriera ciò può essere spiegato dal fatto che sono state concluse le procedure avviate nel 2009. I vincoli dettati dal legislatore sono stati efficaci per quanto riguarda la contrazione del numero e della spesa per gli incarichi di collaborazione coordinata e continuativa: nel comparto, infatti, essi sono calati nell’ultimo triennio del 46,3%, valore più elevato di quello complessivo, meno 35,7 per cento. La spesa nel complesso delle Pa è diminuita del 42,7 per cento. Invece i limiti introdotti al ricorso agli incarichi di studio, ricerca e consulenza non hanno funzionato. Nel comparto si è registrato un aumento del 33,3%, mentre nell’insieme delle Pa la spesa è cresciuta solo del 2,2 per cento.