Lettera aperta al Quotidiano di Sicilia

Egregio Direttore,

ho letto il suo articolo del 21 settembre scorso dal titolo “Calma piatta alla Regione” e resto stupefatto per le inesattezze in esso riportate.

Leggo, infatti, che un dipendente “Ministeriale” guadagnerebbe circa il 50% in meno di un dipendente regionale, per la precisione il 49% in meno, mentre i dipendenti degli enti locali guadagnerebbero il 45% in meno.

Il tutto risulterebbe da inchieste condotte dal vostro quotidiano e mai smentite.

Nel mio blog, rintracciabile al seguente indirizzo http://benedettomineo.altervista.org/, ho pubblicato le buste paga di alcuni dipendenti regionali indignati da questi continui attacchi della stampa in genere e non solo del suo giornale.

Le buste paga pubblicate sono, a titolo esemplificativo, quella del funzionario direttivo cat. D3  (8 anni di anzianità di servizio) che guadagna 1.491,22 euro, quella di un istruttore C4 (25 anni di anzianità) che guadagna al netto 1.434,48 euro e quella di un operatore categoria A2 che guadagna appena 1.016,99 euro.

Se il suo articolo rapprentasse il vero significherebbe che i Ministeriali (o statali che dir si voglia) avrebbero uno stipendio di circa 500 euro nella fascia più bassa e di circa 750 euro nella fascia apicale.

Assurdo vero!

Forse, anche Lei, egregio Direttore è dovrà riconoscere di essere scivolato nel terreno dei luoghi comuni.

Se per scrivere il suo editoriale si fosse documentato su fonti ufficiali (il sito dell’Aran nazionale www.aranagenzia.it e il sito dell’Aran Sicilia www.aransicilia.it) avrebbe potuto visionare tutti i contratti del pubblico impiego facendo un confronto veritiero e non basato sui “sentito dire”.

Facendo un rapido raffronto tra i vari contratti pubblicati avrebbe potuto constatare che, a sostanziale parità degli stipendi tabellari, proprio i ministeriali beneficiano di “indennità di amministrazione” mensili  maggiori. Tale indennità arriva, per le fasce apicali, a circa 520 euro e per i dipendenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri a circa 710 euro, mentre per i dipendenti regionali l’indennità di amministrazione corrisponde a meno di 150 euro per le fasce apicali.

A conti fatti, quindi, sono i dipendenti ministeriali che guadagnano circa il 25% in più dei dipendenti regionali. Addirittura i dipendenti della Presidenza del Consiglio anche il 30% in più.

Dagli organi di stampa chi ogni giorno fa giustamente il proprio dovere dietro una pubblica scrivania e con la coscienza di cittadino si aspetterebbe spunti di riflessione che cerchino di sviscerare ad esempio perché, a dispetto dei numeri elefantiaci della Regione siciliana, il Governo continui ad assumere consulenti, alcuni dei quali dai curricula discutibili o perchè la pubblica amministrazione da un lato continui a rappresentare una sorta di “pascolo abusivo” per le manovre clientelari dei politici, dall’altro, passata “l’infornata” di dipendenti, comincino i proclami sui costi del personale e sulla sua riduzione.

Una ricerca di Confcommercio evidenzia come nel mezzogiorno in generale e in Sicilia in particolare i consumi si sono ridotti al livello del 1999.

Per anni il sud e la Sicilia hanno rappresentato “l’area di consumo”, il mercato del nord industrializzato.

Ma “per consumare non bastano i centri commerciali, i negozi, luci sfavillanti, vetrine accattivanti, commesse gradevoli e alla moda, ci vorrebbero quattrini”.

Visto che in Sicilia le fabbriche dove potere lavorare si contano sulle dita di una mano e che “l’industria” siciliana più grossa (a parte l’industria del crimine) è la Regione Siciliana, se tagli gli stipendi e aumenti le tasse chi dovrebbe spendere e consumare in Sicilia?

Forse servirebbe più coraggio e maggiore correttezza anche da parte del mondo dell’informazione  che dovrebbe aiutare i cittadini tutti ad alzare la testa contro la politica “arraffona” e inconcludente.

Cordiali saluti.

Benedetto Mineo

5 thoughts on “Lettera aperta al Quotidiano di Sicilia

  1. Condivido pienamente quanto hai scritto, in maniera garbata, lucida e puntuale. Ormai i continui attacchi mediatici ai dipendenti regionali da parte della stampa non fanno più notizia, e in un periodo particolarmente difficile per via della crisi economica, non fanno altro che alimentare l’ostilità dei cittadini verso la categoria dei regionali visti come “privilegiati” secondo me servono ad incrementare la “tiratura” del giornale. Sono un dipendente di fascia A, cerco di svolgere con il massimo impegno il lavoro che mi viene assegnato anche quando attiene a mansioni superiori (accade quotidianamente) dalla mia qualifica di appartenenza, non credo di godere di particolari “privilegi” economici rispetto ai dipendenti pubblici di altre amministrazioni. Bisogna mettere fine a questa campagna diffamataria che si basa principalmente sulla disinformazione. Grazie per il tuo impegno quotidiano, Sandro Cusmà

  2. GRANDE. SEI UN GRANDE!!!!!!!!!!!!!!!!! Grande per la replica puntuale e precisa, grande per la pacatezza dei toni, grande per l’analisi fondata su fatti concreti e dimostrabili. Piccolo e miserevole è invece la mancanza di democrazia dell’editore e della redazione: quando non si lascia spazio alla controparte di replicare non si fa più informazione ma disinformazione o informazione controllata tipica dei regimi dittatoriali. Nel tempo siffatta politica aziendale non rende….

  3. Grazie, troppo buono.
    Ma come dicono a Roma “quanno ce vo’ ce vo'”.
    Devo, comunque, confessarti che mi sono posto il problema se approvare o meno il tuo commento.
    Qualche malalingua potrebbe essere indotto a pensare che me lo sono “costruito” io stesso.

  4. Condivido pienamente quanto esplicitato nella lettera , appare opportuno però ricevere delle scuse da “questi Giornalisti” in quanto i dipententi regionali continuano ad essere vilipesi e denigrati.! La risposta è opportuna sempre.

  5. grazie per la risposta che hai dato
    si potrebbe chiedere al direttore a quanto ammonta il suo stipendio;
    se potrebbe permetterselo se non avrebbe i contributi che lo stato da all’editoria e dovrebbe
    pagarselo con il ricavato dei giornali venduti, anche ai regionali che cosi duramente attacca

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