Beni culturali, cancellati concorsi per 365 posti

Beni culturali. Cancellati concorsi per 365 posti

Giornale di Sicilia del 5 ottobre. Per scaricare l’articolo dal sito dell’Ars clicca sopra l’immagine

In oltre 325 mila avevano presentato domanda, speravano in un posto di lavoro. Ora, a distanza di quindici anni, la Regione cancella sei concorsi banditi nel 2000 dai Beni culturali per i quali i posti «in palio» erano 365.

Si cercavano geometri, architetti, storici dell’arte, archeologi, bibliotecari, naturalisti: dovevano colmare vuoti dal Centro regionale progettazione e restauro ai Beni culturali.

Nello stop ai bandi pesa anche la spending review: fra le motivazioni della revoca anche le norme della Finanziaria che prevedono una riduzione dell’organico e che confermano il blocco delle assunzioni.

CONCORSI PUBBLICI. QUALI GLI ATENEI MIGLIORI? GLI ATENEI SICILIANI ALL’ULTIMO POSTO

UNIVERSITà SICILIANEEcco l’ultima classifica che riguarda i grandi atenei, pubblicata nel 2013, vede ai primi posti Padova, Milano Bicocca e Verona. Seguono poi le università di Verona, Bologna, Pavia, Torino, Modena e Reggio Emilia, Parma, Roma Tor Vergata e Milano.

Non solo il voto di laurea. Nei concorsi pubblici conterà anche l’ateneo

Nei concorsi pubblici a fare la differenza non sarà più solo il voto di laurea: potrà contare anche l’Università. Lo prevede un emendamento appena approvato alla delega sulla Pubblica amministrazione, al voto in commissione Affari costituzionali della Camera, che parla di «superamento del mero voto minimo di laurea quale requisito per l’accesso» e «possibilità di valutarlo in rapporto ai fattori inerenti all’istituzione che lo ha assegnato».

Scure sui dipendenti regionali ma tornano i concorsi. I deputati si fanno la campagna elettorale a spese dei regionali

Scure sui dipendenti regionali

Gazzetta del Sud del 1° maggio. Per scaricare l’articolo cliccaci sopra

Vittoria schiacciante per l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, inviato da Delrio a Palermo per rimettere in sesto i conti della Regione.

Baccei ha incassato il via libera dell’Ars alle norme più importanti, contenute nella manovra finanziaria che vale 300 milioni di euro. A cominciare dai tagli al pubblico impiego, con l’armonizzazione del trattamento dei 16 mila dipendenti della Regione a quello degli statali, la riduzione di permessi parentali, sindacali e ferie, mobilità intema, ridefinizione al ribasso delle piante organiche per dirigenti e funzionari. E poi c’è la riforma delle pensioni con l’avvio dei prepensionamenti che già nel 2016, secondo le some del dipartimento Economia, potrebbe portare a 1.007 pensionamenti anticipati, mantenendo la finestra fino al 2020 e introducendo un taglio fino al 15% degli assegni di quiescenza.

È stata apprezzata la preoccupazione del presidente della commissione Affari Istituzionali Antonello Cracolici, secondo cui sguarnendo i vertici della burocrazia, l’amministrazione, senza nuove leve preparate si sarebbe trovata in difficoltà, per cui è stato approvato un emendamento che, a partire dal gennaio 2016 sblocca i concorsi per l’assunzione di nuovo personale, il cui numero, però, non potrà superare il 10 per cento dei posti lasciati liberi da quanti man mano saranno collocati a riposo. I concorrenti dovranno essere in possesso di lauree specialistiche o magistrali a carattere giuridico e umanistico.

Attraverso l’approvazione di un emendamento del leader di La destra Nello Musumeci, è prevista anche l’assunzione di giornalisti regolarmente iscritti all’Ordine.

Altro che valorizzazione del personale interno. Dei posti messi a bando con i nuovi concorsi vedremo solo le briciole

ConcorsiApprovata la norma che autorizza la regione siciliana a bandire nuovi concorsi pubblici senza verificare se all’interno dell’amministrazione esistono dipendenti in possesso di titoli e professionalità corrispondenti e senza avere prima avviato la riclassificazione del personale.

La normativa prevede che almeno il 50% dei posti vada all’esterno. Il restante 50% va ripartito tra precari da stabilizzare, categorie protette e altre categorie di riservatari.

Se non ricordo male, e mi riservo di verificare, ai dipendenti interni spetta una quota pari al 3%. Praticamente le briciole. Chi ha votato contro l’approvazione di questo ulteriore sopruso?

BlogSicilia – Finanziaria, ok norme su personale e Forestali Via libera anche ai concorsi pubblici nel 2016

Si aprono i concorsi alla regione? Ma per i dipendenti resterebbero solo le briciole!

ConcorsiCracolici firma un emendamento che obbliga l’amministrazione regionale a indire concorsi pubblici per assumere 300 laureati in materie giuridiche ed economiche ma tra la quota del 50% da riservare obbligatoriamente all’esterno, tra le quote riservate ai precari e le altre quote riservate per legge, ai dipendenti in possesso dei requisiti resterebbero solo le briciole.

Una ragione in più per scioperare!

Sui concorsi non andati in porto nasce l’osservatorio di LiveSicilia

Quanti sono diventati vecchi, aspettando il lavoro in Sicilia, dietro una promessa che è diventata chimera? Quanti, da giovani, hanno scelto di andare via, con la valigia di cartone e la laurea super, per procacciarsi dignità e futuro altrove? Quanti aspettano ancora, appesi a una selezione a un concorso a qualcosa che muove passi pachidermici, anni dopo anni, lasciandosi dietro il sentore delle eterne promesse fallite?

LiveSicilia ha deciso di essere uno strumento di conoscenza e di discussione al servizio di troppi delusi. Avete partecipato a un concorso e non conoscete in quale punto sia ferma la macchina delle assunzioni? Siete stati protagonisti di una selezione dispersa nella penombra incrociata di troppe burocrazie, sicché nessuno ne ha saputo più nulla? LiveSicilia indagherà, illuminerà la burocrazia in penombra e risponderà….continua a leggere su livesicilia

Vincono un concorso e dopo 14 anni la Regione si prepara a dire: “Abbiamo scherzato”

Nel 2000 l’assessorato dei Beni culturali emana 19 avvisi: cerca 797 tra dirigenti e funzionari. Tra questi, 20 antropologi. Ma arriva la “doccia gelata”: “Quelle professionalità non ci servono più”. E lo stesso potrebbe accadere per gli altri 700 concorrenti.

Cassazione. Nella Pa stabilizzazioni sotto esame. Decideranno le Sezioni unite sulla possibilità di assumere i precari senza concorso

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Nella Pa stabilizzazioni sotto esame

Giro di vite in vista per le assunzioni senza concorso e per la stabilizzazione dei lavoratori precari negli enti pubblici economici. Le Sezioni Unite della Cassazione dovranno pronunciarsi infatti sulla possibilità di convertire i rapporti di lavoro a tempo determinato in rapporti a tempo indeterminato aggirando la regola del concorso pubblico.

La questione è stata rimessa alle Sezioni Unite dalla Sezione lavoro (ordinanza interlocutoria n. 4458/2014), investita di un ricorso dell’Ente Autonomo Fiera del Mediterraneo volto a contestare una sentenza della Corte d’ appello di Palermo. Quest’ultima aveva ritenuto nullo il termine apposto a un contratto di lavoro stagionale (prorogato per 32 mesi) e lo aveva dunque trasformato in rapporto a tempo indeterminato.

Come ricorda la Sezione lavoro, nel pubblico impiego vige la regola del concorso, prevista dall’articolo 97 della Costituzione, come modalità ordinaria di reclutamento. Eventuali violazioni comportano la nullità del contratto e la responsabilità per danno erariale dei dirigenti in relazione al danno liquidato a favore del lavoratore (articolo 36 del Dlgs 165/2001).

Inoltre, nel pubblico impiego il divieto di conversione dei rapporti di lavoro a tempo determinato si giustifica per ragioni di controllo della spesa pubblica e di rispetto dei vincoli di bilancio ora rafforzati dal nuovo articolo 81 della Costituzione (legge costituzionale n. 1/2012). Vero è che il personale degli enti pubblici economici è soggetto al regime dei rapporti di lavoro privato.

Molte leggi, specie regionali, pur prevedendo la regola generale del concorso pubblico, ammettono sistemi alternativi (liste di collocamento e mobilità, prove di idoneità attitudinale non a numero chiuso eccetera) che portano poi a stabilizzare il personale per legge o in seguito a causa civile.

In dissenso con la sentenza d’appello, la Sezione lavoro dubita che gli enti pubblici economici possano godere di sistemi di reclutamento molto diverso da quello delle pubbliche amministrazioni. Ciò cozzerebbe col principio di imparzialità e le esigenze di controllo della spesa pubblica. E poiché, al di là del caso specifico, molte leggi regionali tendono a stabilizzare i rapporti di lavoro precari, la Sezione ritiene si bene che le Sezioni Unite facciano chiarezza una volta per tutte. In epoca di spending review il vento sta cambiando direzione.

Il Sole 24 Ore – 26 febbraio 2014 (tratto dal sito www.sivempveneto.it)

No ai concorsi interamente riservati e alle stabilizzazioni senza concorso

martedì 25 febbraio 2014 10:52

Regioni: e´ illegittima sia la stabilizzazione di dipendenti senza concorso, in assenza di comprovate ed insuperabili esigenze, sia le disposizioni che permettono alle amministrazioni regionali la potestà di indizione di concorsi interamente riservati

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V, 20.2.2014

Palazzo della Consulta Roma 2006

In virtù della giurisprudenza della Corte Costituzionale, la regola del pubblico concorso va applicata ai sensi dell’art. 97 Cost. anche al personale delle regioni – materia sottoposta alla potestà legislativa esclusiva di queste – da ciò consegue che non solo la stabilizzazione di dipendenti senza concorso, in assenza di comprovate ed insuperabili esigenze dell’ente pubblico, è del tutto illegittima, ma lo sono anche quelle disposizioni che permettono alle amministrazioni regionali la potestà di indizione di concorsi interamente riservati (sentenza n. 169 del 2010) ovvero laddove i bandi possono fissare un limite minimo, da espandere discrezionalmente in sede di concorso, di posti riservati ai dipendenti. Simili previsioni, oltre a contrastare con il suddetto principio del pubblico concorso, sono illegittime anche in riferimento ai principi di uguaglianza e di buon andamento della pubblica amministrazione (sentenze n. 137 del 2013, nn. 99 e 51 del 2012). Quindi resta ammessa solamente l’ipotesi di un parziale riserva, poiché il concorso pubblico, per essere tale, deve essere aperto all’esterno e la riserva di posti a personale già dipendente oppure a particolari categorie deve essere giustificata da puntuali requisiti, ossia dalla peculiarità delle funzioni che il personale deve svolgere o da specifiche necessità funzionali dell’amministrazione (sentenza n. 99 del 2012): nel caso di specie la giustificazione può essere quella dei posti messi a concorso di ingegnere con particolari specializzazioni.

Ma lo svolgimento di un concorso con posti riservati, così come sottolineato dal TAR, deve rimanere un unico concorso nel quale i concorrenti esterni ed interni partecipano in condizioni di parità di fronte alle prove previste dal bando di concorso, e della riserva potrà tenersi conto al momento della redazione della graduatoria finale dei vincitori. Solo in tale momento eventuali candidati idonei interni all’amministrazione che ha bandito il concorso potranno eventualmente superare concorrenti esterni con voto migliore, in quanto dotati di un titolo di preferenza, alla stregua delle previsioni del d.P.R. n. 497/1994 circa la presentazione dei documenti attestanti il possesso dei titoli di riserva successivamente alle prove orali.

E’ del tutto evidente che una diversa regolamentazione, ossia quella di prove preselettive separate tra esterni ed interni, se non anche quella della separazione delle prove scritte ed orali tra le due categorie, condurrebbe inevitabilmente a una struttura procedimentale di un concorso del tutto duplice e quindi, in buona sostanza, a due concorsi, l’uno pubblico e l’altro totalmente interno, la cui ammissibilità, come si è visto, difficilmente può superare il vaglio della legittimità costituzionale, fatte salve circostanze eccezionali (sentenza n. 205 del 2004). Senza contare poi, come evidenziato in primo grado, che due diverse preselezioni potrebbero costituire un meccanismo di riserva intermedia a favore dei candidati interni, potendo anche eventualmente amplificare la riserva di base già prevista.

Fonte: http://www.gazzettaamministrativa.it/opencms/opencms/_gazzetta_amministrativa/_

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