Ai dirigenti regionali che ottengono un incarico aggiuntivo spetta solo la metà del compenso

DirigenteUn esposto anonimo rilancia il caso sollevato da Livesicilia nei mesi scorsi. Il responsabile della Funzione pubblica regionale chiede dati e cifre di migliaia di pratiche. C’è il sospetto che pochissimi dirigenti abbiano rispettato la legge che impone loro, per qualsiasi incarico esterno, di versare la metà del compenso in un fondo regionale.

Taglio degli stipendi ai dirigenti? Coro di sì bipartisan

BLOC NOTES. REGIONE, BUROCRATI E PRIVILEGI

DAVIDE FARAONE (PD)
“UN TETTO AGLI STIPENDI DEI DIRIGENTI REGIONALI”

«Il presidente del Consiglio guadagna 116 mila euro all’anno. Perché non introdurre il tetto dei 150 mila euro per i dirigenti generali della Regione siciliana? Nell’ambito di una riforma dell’intera amministrazione, è necessario riparametrare i compensi. Si riveda la legge regionale con la quale, unico caso in Italia, si è creata una enorme sperequazione. Un esempio: la media di salario accessorio percepito dai dirigenti regionali non solo è maggiore rispetto a quello percepito dai colleghi delle altre Regioni, ma è anche più alto rispetto a quanto percepito da centinaia di migliaia di lavoratori pubblici… In Sicilia il rapporto tra numero di dirigenti e di abitanti è il più alto d’Italia, pari a uno su 9, mentre in Lombardia é di uno su 14 con il doppio degli abitanti». 25 aprile 2014

MAURIZIO BERNAVA (CISL)
“PREMI SOLO IN BASE ALL’EFFICIENZA”

“È necessario fissare un tetto agli stipendi dei dirigenti generali della Regione, per i quali si potrebbe stabilire un limite di 140 mila euro l’anno. E, ancora, si potrebbe collegare il salario accessorio al raggiungimento di particolari obiettivi in termini di efficienza, produttività e lotta agli sprechi. I contratti dei manager sono di tipo privato: vengono firmati, cioè, tra l’amministrazione e il direttore generale. La Regione potrebbe, dunque, ridurli tranquillamente”. 26 aprile 2014

GIOVANNI PISTORIO (UDC)
“TROPPI DIRIGENTI, MA SOLO POCHI HANNO GRANDI RESPONSABILITÀ”

“I dirigenti sono troppi e tutti hanno lo stesso stipendio. Ma bisogna ammettere che alcuni sono dirigenti solo formalmente, mentre ce ne sono altri che con la stessa retribuzione hanno responsabilità enormi guadagnando solo 2500 euro al mese. I dirigenti hanno un loro status giuridico e non possiamo degradarli. Possiamo, invece, sul piano contrattuale esaltarne la produttività, la responsabilità e l’efficienza. Una parte importante del salario deve essere connessa al risultato. C’è la necessità di un riequilibrio e nessuno anche in Sicilia può sottrarsi ad un’operazione risparmio, ma bisogna affrontare l’argomento con buonsenso. Nella pubblica amministrazione ridurre gli stipendi non basta, occorre una seria riforma della macchina amministrativa siciliana”, spiega Pistorio. 27 aprile 2014

CLAUDIO BARONE (UIL)
“BASTA PREMI A PIOGGIA, SI VALUTINO DAVVERO I MERITI”

“La vera anomalia degli stipendi dei dirigenti consiste proprio nella gestione dei premi. I premi di risultato valgono il 30 per cento del salario accessorio, di quella parte dello stipendio, cioè, legato alla funzione effettivamente svolta. I premi si dovrebbero assegnare quando si raggiunge il massimo dell’obiettivo prefissato. Ma in Sicilia, da molti anni, questa valutazione è distribuita a pioggia, a beneficio, cioè, di tutti i dirigenti indistintamente. Nelle altre regioni non è così. Dobbiamo recuperare il valore incentivante del premio che si perde se è garantito a tutti automaticamente. Anche i dirigenti del resto d’Italia prendono i premi sul salario accessorio se raggiungono obiettivi prefissati, ma non si verifica che tutti hanno sempre il 100 per cento dei target previsti”. 28 aprile 2014

MICHELE PAGLIARO (CGIL)
“TROPPE PROMOZIONI PER CLIENTELISMO

«La Lombardia ha un dirigente ogni 45 mila abitanti, la Sicilia 1 ogni 2.500. Cifre che mettono in evidenza l’irresponsabilità della classe politica che continua a non affrontare il tema della riforma della pubblica amministrazione. Abbiamo denunciato che la responsabilità di tutte queste promozioni più che sindacale è politica, di chi, cioè, ha fatto del clientelismo la propria fortuna. Una classe politica che, da un lato, ha avvantaggiato burocrati amici e, dall’altro, ha allontanato quelli scomodi». 29 aprile 2014

GIANCARLO CANCELLERI (M5S)
«ALLA REGIONE 700 DIRIGENTI CON STIPENDI E PENSIONI D’ORO»
«Alla Regione sono più di settecento i dirigenti con stipendi d’oro, che si dispongono in una forbice compresa tra un minimo di 80 e un massimo di oltre 200 mila euro lordi l’anno… C’è pure una parità di trattamento tra la condizione dei lavoratori attivi e dei pensionati. Non solo, dunque, stipendiati ma anche pensionati d’oro: si va da un “minimo” di 80 a un massimo di 200 mila euro lordi… Nella Finanziaria avevamo lanciato l’idea di tagliare le retribuzioni degli stipendiati d’oro e di stabilire un tetto massimo di 4 mila euro netti al mese per tutti i dirigenti pubblici. Coi risparmi avremmo pagato una parte del mutuo per i debiti con le imprese». 30 aprile 2014

FRANCESCO CASCIO (NCD)
“SI VALUTI DAVVERO LA PRODUTTIVITÀ»
«Negli ultimi anni c’è stato un leggero ridimensionamento delle retribuzioni dei direttori. Con la Finanziaria di due anni fa fu imposto il tetto dei 250 mila euro l’anno. Prima gli stipendi erano ancora più alti. Sono d’accordo con la proposta di Faraone: il tetto dei 150 mila euro mi sembra equo… In Sicilia il salario accessorio e i premi dovrebbero essere collegati a obiettivi di produttività, come avviene nelle altre regioni. La Regione, in un’ipotetica scala di parametri da raggiungere, dovrebbe inserire al primo posto la verifica della spesa dei fondi comunitari. Solo per fare un esempio, il dirigente che impegna solo il 10 per cento dei soldi europei non dovrebbe essere pagato come uno che ne ha saputo spendere il 90 per cento». 2 maggio 2014 

Fonte: http://www.gds.it/gds/sezioni/politica/dettaglio/articolo/gdsid/341137/

L’intervista a Giancarlo Cancelleri. «ALLA REGIONE PIÙ DI 700 DIRIGENTI CON STIPENDI E PENSIONI D’ORO»

Il presidente del gruppo all’Ars del Movimento 5 Stelle: «Col taglio delle paghe ai manager potremmo pagare le rate del mutuo di un miliardo».

La replica di Cascio.

Il coordinatore siciliano di Ncd non condivide invece l’idea del M5S di fissare in 4 mila euro netti al mese il limite massimo degli stipendi

E la replica di Raciti

I funzionari dell’UE? Dipendenti pubblici figli di un dio maggiore

Negli ultimi anni si sta mettendo in discussione la stessa esistenza del pubblico impiego; la tanto odiata e vituperata burocrazia.

La Grecia ha licenziato in massa i pubblici dipendenti ed ha ridotto lo stipendio a quelli che sono rimasti.

La Spagna, il Portogallo e l’Italia ne sentono il peso e cercano di porre ripari.

Ma come se la passano, invece, i funzionari dell’Unione Europea?

  1. fanno carriera (Ai sensi dell’art.29 del regolamento n.31, prima di mettere a concorso un posto vacante, la Comunità verifica al proprio interno se ci sono richieste di trasferimento o possibilità di promozioni;
  2. hanno lo scatto di anzianità (Articolo 44: Il funzionario che abbia maturato due anni di anzianità in uno scatto del suo grado accede automaticamente allo scatto successivo dello stesso grado);
  3. in caso di malattia devono presentare certificato medico solo a partire da quarto giorno (Solo se la sommatoria delle assenze inferiori a tre giorni supera i 12 giorni l’anno vuol dire che qualche cosa non va nel dipendente e l’Amministrazione comincia ad accertare anche il singolo giorno di malattia);
  4. hanno stipendi che per quanto riguarda il comparto sono più del doppio di un dipendente pubblico italiano (Gli stipendi dei funzionari europei, come evidenzia una tabella collegata all’articolo 66, vanno dai circa 2.400€ di un primo grado appena assunto, ai 15.250€ di un sedicesimo grado (un alto dirigente), appena mette piede nella Comunità);
  5. hanno un regime pensionistico di favore compreso la pensione di anzianità (il funzionario che ha compiuto almeno dieci anni di servizio ha diritto a una pensione di anzianità. Tuttavia, egli ha diritto a tale pensione prescindendo dagli anni di servizio se ha più di 63 anni).

Analizziamo il REGOLAMENTO N. 31 (C.E.E.) 11 (C.E.E.A.) relativo allo statuto dei funzionari e al regime applicabile agli altri agenti della Comunità Economica Europea e della Comunità Europea dell’Energia Atomica (GU P 45 del 14.6.1962, pag. 1385).

All’articolo 1 bis leggiamo: È funzionario delle Comunità ai sensi del presente statuto chiunque sia stato nominato, alle condizioni in esso previste, ad un impiego permanente presso un’istituzione delle Comunità mediante atto scritto dell’autorità di detta istituzione che ha il potere di nomina.

In Italia, ai sensi dell’articolo 97 terzo comma della Costituzione “Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”.

In Europa i funzionari vengono “nominati” da un’autorità, ovviamente dopo opportune procedure selettive.

Quali differenze si determinano tra chi viene nominato ad un impiego pubblico e chi invece vi accede ?

Cominciamo con i posti che si rendono vacanti.

Ai sensi dell’art.29 del citato regolamento n.31, prima di mettere a concorso un posto vacante, la Comunità verifica al proprio interno se ci sono richieste di trasferimento o possibilità di promozioni.

Il senso è: chi è dentro deve essere considerato di più dei nuovi arrivati. E’ chiaro che il nuovo arrivato una volta inserito riceverà la stessa considerazione. Dunque il burocrate europeo è pensato per diventare una risorsa e non un inutile peso, un “fannullone”.

Articolo 44: Il funzionario che abbia maturato due anni di anzianità in uno scatto del suo grado accede automaticamente allo scatto successivo dello stesso grado.

Sembra di capire che per i funzionari europei vige ancora lo “scatto di anzianità”.

Tanti anni fa, nella busta paga dei dipendenti italiani, pubblici e privati, vi era la “scala mobile” (ufficialmente “indennità di contingenza”), uno strumento economico di politica dei salari, volto ad indicizzare automaticamente i salari all’inflazione e all’aumento del costo della vita secondo un indice dei prezzi al consumo. In Italia, la scala mobile è stata negoziata nel 1975 dal segretario della CGIL Luciano Lama assieme agli altri sindacati e a Confindustria, atto a recuperare il potere d’acquisto perso dal salario a causa dell’inflazione. La scala mobile verrà abrogata tra il 1984 e il 1992 dai governi di Bettino Craxi e Giuliano Amatocon l’accordo degli stessi sindacati, a causa del circolo vizioso che aveva generato, contribuendo alla continua crescita dell’inflazione (tratto da wikipedia).

Bisogna essere onesti, alla luce degli ultimi trenta anni di successi politici ed economici, i dipendenti italiani, pubblici e privati, non finiranno mai di ringraziare gli ex “compagni” Craxi ed Amato che in accordo con gli stessi sindacati, scelsero di operare per il progresso civile e culturale dei lavoratori, quello economico era riservato a politici e imprenditori.

Passiamo all’Articolo 59: 1) Il funzionario che dimostri di non poter esercitare le proprie funzioni per motivi di malattia o di infortunio beneficia di diritto di un congedo di malattia. L’interessato deve informare il più presto possibile l’istituzione del suo impedimento precisando il luogo in cui si trova. A partire dal quarto giorno di assenza, deve presentare un certificato medico.

Articolo 59: 2) Se le assenze per malattia di durata non superiore a tre giorni superano, nello spazio di dodici mesi, un totale di 12 giorni, il funzionario è tenuto a presentare un certificato medico per ogni ulteriore assenza dovuta a malattia.

Anche nel caso delle malattie il funzionario europeo gode di una considerazione che il funzionario italiano non ha.

Il congedo per malattia sembra essere di tipo “umano”, può capitare di avere un mal di denti notturno che ti impedisce di andare a lavorare e che non ha bisogno di un medico che lo certifichi e di un altro medico che lo accerti. Solo se la sommatoria delle assenze inferiori a tre giorni supera i 12 giorni l’anno vuol dire che qualche cosa non va nel dipendente e l’Amministrazione comincia ad accertare anche il singolo giorno di malattia.

Comunque l’Amministrazione non impone una “tassa” per ogni giorno di malattia.

 Articolo 65

1. Il Consiglio procede ogni anno ad un esame del livello delle retribuzioni dei funzionari e degli altri agenti delle Comunità. Tale esame ha luogo in settembre sulla base di una relazione comune presentata dalla Commissione e fondata sulla situazione, al primo luglio e in ogni paese delle Comunità, di un indice comune calcolato dall’Istituto statistico delle Comunità europee d’intesa con i servizi statistici nazionali degli Stati membri. Nel corso di tale esame, il Consiglio valuta se, nel quadro della politica economica e sociale delle Comunità, sia opportuno procedere ad un adeguamento delle retribuzioni. Si tiene conto in particolare dell’eventuale aumento degli stipendi del settore pubblico e delle necessità di assunzione.

2. In caso di variazione sensibile del costo della vita, il Consiglio decide, nel termine massimo di due mesi, sullemisure di adeguamento dei coefficienti correttori ed eventualmente sulla loro retroattività.

L’articolo 65 mette a nudo due sistemi di gestione del personale, quello europeo e quello italiano, dove insistono due concezioni di management completamente diverse.

Nel primo sistema, quello europeo, sembra che l’individuo sia al centro dell’apparato, viene valutata l’anzianità come premessa di miglioramento professionale (più lavori, più impari, più rispondi rapidamente alle esigenze dell’amministrazione).

Inoltre, l’amministrazione europea mostra effettiva sensibilità verso la retribuzione dei funzionari pubblici, infatti adegua ogni anno gli stipendi al costo della vita.

A partire dal deputato Brunetta, tutti i ministri della funzione pubblica che si sono succeduti fino all’attuale, dovrebbero rispondere alla domanda: come mai partecipiamo ad una Comunità come quella europea senza prenderne a modello la gestione?

Eppure, tra i dirigenti e i funzionari europei ci sono molti italiani.

Sono le mosche bianche o, semplicemente, si sono adeguate ad un sistema che funziona?

Perché in Europa, quest’adeguamento periodico degli stipendi, non genera il “circolo vizioso dell’inflazione”?

L’ultima ciliegina l’abbiamo con il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici italiani.

Diversa sensibilità per lo stesso problema, è maturata in campo europeo, nell’ambito della quale va collocata la sentenza del 24 novembre 2010 della Corte di giustizia UE (C-40/10), che ha annullato le disposizioni del regolamento 1296/2009 UE, che avevano ridotto l’adeguamento automatico annuale al costo della vita degli stipendi dei funzionari UE, abbattendolo dal 3,7% all’1,85%, ritenendo che la pur nota situazione di crisi economica non potesse essere posta a fondamento di poteri “eccezionali” del Consiglio.

Gli stipendi dei funzionari europei, come evidenzia una tabella collegata all’articolo 66, vanno dai circa 2.400€ di un primo grado appena assunto, ai 15.250€ di un sedicesimo grado (un alto dirigente), appena mette piede nella Comunità.

Un distinguo però è necessario farlo; un primo grado è una funzione tra l’esecutivo e il vecchio impiegato di concetto. Più o meno tra il ragioniere e il geometra comunale, con la differenza che il funzionario europeo deve conoscere due lingue. Il grado sedicesimo non lo possiamo rapportare al dirigente comunale, provinciale o regionale poiché l’impegno e le responsabilità di un alto dirigente della Comunità sono più elevate.

Con l’articolo 72 parte quella che viene definita “sicurezza sociale”.

Con lo 0,1% dello stipendio base, meno di un trattenuta sindacale, il funzionario europeo stipula una polizza a copertura dei rischi della vita privata.

Articolo 73 comma 2) Le prestazioni garantite sono le seguenti:

in caso di decesso: versamento alle persone sotto indicate di un capitale pari a cinque volte lo stipendio base annuo calcolato in base agli stipendi mensili attribuiti all’interessato nei dodici mesi precedenti l’infortunio………….

Articolo 76: Possono essere concessi doni, prestiti o anticipazioni a un funzionario, a un ex funzionario o agli aventi diritto di un funzionario deceduto, che si trovino in una situazione particolarmente difficile, soprattutto a seguito di una disabilità o una malattia grave o di lunga durata o a motivo della loro situazione familiare.

Non crediamo ci siano commenti da fare, diventare funzionari europei è una sorta di vincita al bingo, li rende “figli di un dio maggiore”.

Passiamo ad esaminare le pensioni.

Articolo 77: Il funzionario che ha compiuto almeno dieci anni di servizio ha diritto a una pensione di anzianità. Tuttavia, egli ha diritto a tale pensione prescindendo dagli anni di servizio se ha più di 63 anni, ovvero non ha potuto essere reintegrato nel corso di un periodo di disponibilità, o infine in caso di dispensa dall’impiego nell’interesse del servizio.

L’ammontare massimo della pensione di anzianità è fissata al 70 % dell’ultimo stipendio base relativo all’ultimo grado nel quale è stato inquadrato il funzionario durante un anno almeno. L’1,90 % dell’ultimo stipendio base rimane acquisito al funzionario per ciascun anno di servizio calcolato in base alle disposizioni dell’articolo 3 dell’allegato VIII.

Tuttavia, per i funzionari che abbiano svolto funzioni presso una persona che assolva un mandato (leggi portaborse) previsto dai trattati che istituiscono le Comunità, o dal trattato che istituisce un Consiglio unico e una Commissione unica delle Comunità europee o presso un presidente eletto di un’istituzione o di un organo delle Comunità europee o presso un gruppo politico dell’Assemblea parlamentare europea, i diritti alle pensioni corrispondenti agli anni di servizio compiuti nell’esercizio di una delle summenzionate funzioni sono calcolati sull’ultimo stipendio base percepito nella posizione suddetta, sempreché tale stipendio sia superiore a quello preso in considerazione in base alle disposizioni del secondo comma del presente articolo. L’ammontare della pensione di anzianità non può essere inferiore al 4% del minimo vitale per ogni anno di servizio. Il diritto alla pensione di anzianità matura all’età di 63 anni.

Sulla diversità di status tra i dipendenti pubblici italiani e i dipendenti della Comunità potremmo continuare a lungo.

Vorremmo di nuovo chiedere qualche cosa a chi ha responsabilità di governo in Italia:

  • visto che queste condizioni che a noi sembrano di puro privilegio, le paghiamo anche noi, una, sia pure parziale, ricerca di uguaglianza non vi sembra auspicabile?

  • inoltre, come è possibile bloccare per molti anni gli stipendi ai dipendenti pubblici italiani sapendo cosa succede fuori dall’Italia?

  • perché a riferimento dobbiamo prendere chi sta peggio, la Grecia, e non chi vive meglio di noi?

Un’ultima considerazione.

I dipendenti della Comunità Europea sembrano dipendere da un sensibile ed efficiente datore di lavoro, i dipendenti pubblici italiani hanno invece un padrone egoista ed ingordo e, finita la stagione dei sindacalisti veri, non hanno più né difesa né tutela, sono diventati “figli di un dio minore”.

Per chi volesse controllare la veridicità di quanto scritto, al netto di possibili errori o errate interpretazioni può scaricare il REGOLAMENTO N. 31 (C.E.E.) 11 (C.E.E.A.) relativo allo Statuto dei funzionari e al regime applicabile agli altri agenti della Comunità Economica Europea e della Comunità Europea dell’Energia Atomica (GU P 45 del 14.6.1962, pag. 1385).

Fonte: http://www.leggioggi.it/2013/12/28/figli-di-un-di/ Dipendenti pubblici: figli di un dio maggiore Posted By Giuseppe Vella On 28 dicembre 2013 @ 12:39 In Europa,Lavoro Pubblico

Limiti alle retribuzioni e ai trattamenti pensionistici

Spending reviewIl Dipartimento della Funzione Pubblica, con la circolare n. 3 del 18 marzo 2014, fornisce indicazioni e chiarimenti relativi all’applicazione delle disposizioni in materia di limiti alle retribuzioni e ai trattamenti pensionistici introdotte dalla Legge di Stabilità per il 2014.

Le precedenti disposizioni in materia di limiti retributivi

A fini di equità e di contenimento della spesa nel settore pubblico, l’articolo 23-ter, comma 1, del decreto-legge n. 201 del 2011, impone un limite al trattamento economico annuo onnicomprensivo di chiunque riceva a carico delle finanze pubbliche emolumenti o retribuzioni nell’ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con le pubbliche amministrazioni, stabilendo come parametro massimo di riferimento il trattamento economico del primo presidente della Corte di Cassazione. Per l’anno 2014, questo trattamento è pari a € 311.658,53, come indicato dalla nota del Ministero della Giustizia n. 6651 del 23 gennaio 2014. Il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 marzo 2012 ha definito il livello remunerativo massimo onnicomprensivo annuo degli emolumenti, prevedendo che, ai fini del raggiungimento del limite, rilevano gli emolumenti percepiti nell’ambito di rapporti di lavoro subordinato o autonomo e, quindi, gli stipendi e le altre voci di trattamento fondamentale, le indennità e le voci accessorie, nonché le eventuali remunerazioni per consulenze, collaborazioni o incarichi aggiuntivi conferiti da amministrazioni pubbliche, anche diverse da quelle di appartenenza. Se il trattamento retributivo onnicomprensivo percepito annualmente è superiore al compenso spettante per la carica di primo presidente della Corte di Cassazione, la retribuzione complessiva si riduce al limite indicato, secondo le modalità applicative individuate dal paragrafo 1.3 della circolare n. 8 del 2012….continua a leggere

Se 8.500 € netti al mese non bastano

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«La nuova busta paga dei deputati all’Ars è insufficiente»: magari lo pensano in tanti ma mercoledì sera, al momento del voto finale alla legge taglia stipendi, è stato solo l’ex Pdl Giorgio Assenza (pronto a passare a Forza Italia) a spiegare perché non può farcela con circa 8.500 euro netti invece dei vecchi 11.780.

Dirigenti della Regione, i più cari d’Italia otto volte il numero necessario e strapagati

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È quanto sostiene un articolo pubblicato sul Quotidiano di Sicilia (Testi di Adriano Agatino Zuccaro A cura di Lucia Russo).

Non conosco bene la realtà delle altre regioni, ma le retribuzioni dei dirigenti mi sembrano in linea con quelle del resto d’Italia.

Facendo, infatti, un confronto con la regione Lombardia non mi pare ci siano grosse differenze.

Sull’alto numero dei dirigenti, potremmo, invece, dibattere.

Ho, invece, ampiamente dimostrato che la retribuzione complessiva dei dipendenti regionali del comparto non dirigenziale è inferiore a quella dei ministeriali dal momento che questi ultimi percepiscono una indennità di amministrazione più del doppio di quella dei dipendenti regionali (leggi qui).

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Ogni cittadino ha il diritto di cercare e soprattutto trovare nel mare magnum di internet gli stipendi degli incarichi dirigenziali di vertice della propria Regione in applicazione del Dlgs 33/13. Mettendo a confronto gli stipendi di cinque incarichi di vertice delle Regioni Sicilia, Piemonte e Lombardia. La Sicilia “straccia” le Regioni prese in esame e spende per il segretario generale del consiglio Regionale 348.000 euro annui contro i 192.000 della Lombardia e i 165.706 del Piemonte; per l’ avvocato generale dell’ Ufficio legislativo il costo è di 241.017 euro contro i 191.100 della Lombardia e i 162.145 del Piemonte. Il segretario generale della presidenza della Regione Siciliana con i suoi 181.410 euro batte il collega piemontese (165.706 euro).

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Deputati Ars. Taglio dello stipendio con il trucco?

L’Ars si è adeguata ai tagli ai costi della politica imposti alle regioni dal decreto Monti.

Ma quanto perderanno effettivamente in tasca i parlamentari? Questo non è ancora dato saperlo. Perché l’Ars non ha seguito la strada battuta da molte altre regioni che nella legge hanno indicato quanto degli 11.100 euro sia imputabile alla voce indennità (lo “stipendio” vero e proprio, quindi tassabile) e quanto alla voce spese di esercizio del mandato (un rimborso forfettario o diaria, esentasse). Ed ecco il trucco, che potrebbe limitare i danni per i conti corrente degli inquilini di Sala d’Ercole.

Tanto più corposa sarà la prima, ossia la fetta esentasse, tanto più pesante sarà il netto in busta paga per gli onorevoli.

Ars, approvato il taglio degli stipendi dei deputati. Secondo il M5S si tratta di “Tagli alla siciliana”

L’Ars approva il ddl che recepisce – senza mai citarlo formalmente – il decreto Monti. Mantenuto il legame col Senato. Ma le indennità dei parlamentari scendono a 11.100 euro lordi. Rimangono i vitalizi e l’assegno di fine mandato. Ridotti i finanziamenti ai gruppi, salvo il personale. Ma solo per questa legislatura.

Il capogruppo dei pentastellati critica i tagli varati da Sala d’Ercole: “L’Aula ha mantenuto i suoi privilegi”.

La spending review dell’Ars. Il buongiorno si vede dal mattino….. Si parte dalla “legge Savona”.

Approda in Aula la norma con la quale l’Ars avrebbe dovuto recepire il “decreto Monti”. Si partirà dalla “legge Savona”. Ma sono stati presentati decine di emendamenti. Intanto, in fibrillazione il personale dei gruppi parlamentari: il taglio dei fondi e la riduzione del numero dei deputati mette a rischio il loro posto di lavoro.