Sui dipendenti regionali il TGR SICILIA manda in onda un servizio più equilibrato, dopo le critiche della Corte dei Conti

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I dipendenti regionali: le critiche della Corte dei conti

Contestati i numeri complessivi e la trasparenza nell’accesso. Ma oltre la metà dei dipendenti regionali svolge mansioni di cui, nelle altre regioni, si occupano gli statali
di Agnese Licata – montaggio: Pino D’Angelo

La figura del dipendente regionale non è mai stata molto amata dai siciliani. Ritenuto unico responsabile delle inefficienze e, per di più, entrato senza un percorso trasparente. Ma dietro i dati della Corte di conti c’è anche altro.

I numeri: nel 2017 i dipendenti regionali erano quasi 15mila. -12%rispetto al 2015, per effetto dei pensionamenti e del blocco del turnover. Costano 577 milioni di euro l’anno.

“Un esercito più numeroso dell’intera area del Nord Italia” denuncia il Centro Pio La Torre. Ma se questo è vero, è anche vero che molte delle loro mansioni, in tutte le altre regioni sono svolte da dipendenti statali. I beni culturali, per esempio, dove sono in circa 3mila. E poi il corpo forestale, le motorizzazioni, il genio civile, il demanio marittimo.

L’ultimo vero raffronto fatto dalla regione risale al 2011 e rapportandola ad oggi, i dipendenti veramente regionali – diciamo così – sarebbero 5800. Numero che comunque porrebbe la sicilia in testa alle altre regioni, davanti agli oltre 5mila della Campania e ai 4mila del Lazio ma senza distanze siderali.

“È urgente una riclassificazione e una nuova organizzazione” – spiega Dario Matranga, segretario Segretario del sindacato Cobas-Codir. “Ci sono tante mansioni di categoria bassa pensate 20 anni fa quando c’erano dattilografi e simili.” aggiunge. La proposta è utilizzare meglio il personale che c’è e poi dare il via a un vero concorso per le figure che mancano. Anche perché di concorsi, la Sicilia ne ha conosciuti pochissimi e per giunta contestati. Su tutti quello del 2000 per i beni culturali, i cui strascichi giudiziari continuano ancora oggi.

Insomma, l’efficienza e la trasparenza sono lontane, così come denuncia la Corte dei conti, ma il problema più che nei numeri sta nell’organizzazione.