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Non abbreviare 2020 nei documenti, può essere pericoloso. Ecco perché

Dall’inizio del nuovo anno su WhatsApp circola un messaggio allarmistico che parte così: “Un suggerimento pratico per quest’anno: quando scrivete una data nei documenti abbiate cura di scrivere l’anno 2020 per intero: 31/01/2020 e non 31/01/20”. La motivazione addotta è che, non mettendo la data per intero, si semplifica la vita ai truffatori perché si possono facilmente aggiungere due cifre per modificare la data.

Il sito anti bufale americano, Snopes, ha analizzato approfonditamente questi messaggi sviscerando fonti e fake news, arrivando a una conclusione pubblicata nel proprio sito: “Scrivere una data per intero è indubbiamente una buona pratica, ma il giudizio se metterla in pratica o meno va esercitato con calma e senza allarmismo alcuno“. Del resto, come fa notare Bufale.net, nulla è perduto se mai scriveremmo solo ’20: “Abbiamo mezzi legali per disconoscere documenti alterati o sospetti”.

Pubblica amministrazione “fa rima” con insoddisfazione: fiducia degli italiani in calo

Alcune eccellenze a parte, il grado di fiducia e di soddisfazione per la nostra Pubblica amministrazione è tra i più bassi d’Europa. I risultati, elaborati dall’Ufficio studi CGIA, ribadiscono ancora una volta l’inadeguatezza di servizi pubblici essenziali indispensabili.

Vanno fatte alcune precisazioni. Dall’Ufficio studi della CGIA tengono comunque a dire che sarebbe sbagliato non riconoscere anche i livelli di eccellenza che caratterizzano molti settori del nostro pubblico impiego, come, ad esempio, il servizio sanitario presente in molte regioni centrosettentrionali, il livello di insegnamento e di professionalità riscontrabile in molte scuole superiori/ Università/enti di ricerca e la qualità del lavoro effettuato dalle forze dell’ordine. Tuttavia, rimane un fatto; mediamente la nostra PA presenta livelli di efficienza abbondantemente insufficienti, soprattutto nel Mezzogiorno.