Crea sito

A proposito di ferie pregresse…..! Applicazione art. 87 co. 3 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020

Le scriventi Segreterie regionali hanno sollecitato più volte l’Amministrazione Regionale ad utilizzare, secondo quanto disposto dall’art. 87 del Decreto Legge n.18 del 17 marzo 2020, l’attività in lavoro agile quale attività ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa, individuando, con provvedimento formale, il personale da adibire ai servizi indifferibili ed urgenti da svolgere in ufficio, al fine di diminuire sensibilmente la presenza del personale negli uffici regionali per il contenimento del contagio da COVID-19.

La chiara presa di posizione della ministra della P.A, Fabiana Dadone, con il suo preciso richiamo ai vertici burocratici, e la direttiva prot. n. 31966 del 24 marzo 2020 dell’Assessore Regionale delle Autonomie Locali e della Funzione Pubblica che fornisce ai dirigenti regionali ulteriori istruzioni sulle disposizioni introdotte dal decreto legge n.18 del 17 marzo 2020, sembrerebbe abbiano sortito un certo effetto e, seppur faticosamente, sempre più numerosi Uffici regionali stanno autorizzando lo smart working con l’individuazione formale attività indifferibili che richiedono necessariamente la presenza sul luogo di lavoro, cioè, che non possono essere rese al di fuori di esso.

La sopra citata direttiva assessoriale (prot. n. 31966 del 24 marzo 2020), aggiunge testualmente che, qualora non sia possibile ricorrere al lavoro agile, anche nella forma semplificata di cui al comma 1, lett. b), dell’art.87 i dirigenti dovranno fare :

  1. utilizzare le ferie pregresse;

  2. utilizzare, ove possibile, tutte le forme contrattualmente previste di assenza giustificata e retribuita dal lavoro;

  3. utilizzare ogni forma possibile di turnazione e rotazione;

  4. infine utilizzare ogni residuo istituto di lavoro flessibile previsto dai vigenti CCRL.

Esperito ogni tentativo di utilizzo di tutte le misure che precedono, i destinatari possono esentare il personale dipendente dal servizio.

Come si evince dal chiaro dettato normativo (art. 87 comma 3 del D.L. 18/20) richiamato dalla già citata direttiva assessoriale, qualora non sia possibile ricorrere al lavoro agile le amministrazioni utilizzano, in primo luogo, lo strumento delle ferie pregresse, intendendosi, come tali, quelle del 2019. Tale interpretazione è avvalorata dai chiarimenti forniti nelle FAQ dal Ministro della Pubblica Amministrazione (http://www.funzionepubblica.gov.it/lavoro-agile-e-covid-19/faq?).

Per quanto sopra, si invitano le SS.LL. ad una corretta applicazione della norma in questione vigilando sui provvedimenti emanati dai dirigenti delle strutture intermedie tenendone conto in sede di valutazione al fine della corresponsione dell’indennità di risultato.

LE SEGRETERIE REGIONALI

CGIL-FP CISL-FP UIL-FPL DI.R.SI. COBAS/CODIR S.A.Di.R.S. UGL-FNA

Il codice disciplinare in sede vale anche fuori – Lo smart working non salva il lavoratore da contestazioni disciplinari per l’ uso scorretto di internet e dei social network

di Marisa Marraffino
Il Sole 24 Ore – 09 Marzo 2020
Lo smart working non salva il lavoratore da contestazioni disciplinari per l’ uso scorretto di internet e dei social network. Lavorare a distanza consente infatti al datore di lavoro di esercitare il proprio potere disciplinare in base all’ articolo 2106 del Codice civile e impone al dipendente di usare la diligenza richiesta dalla natura della prestazione. Così è stato licenziato per giusta causa il lavoratore che aveva pubblicato su Facebook la e-mail di invettive inviata al proprio superiore gerarchico, colpevole di «mettere bocca» o «questionare» sulle modalità di lavoro in giornata di smart working (Tribunale di Roma, sentenza 6022 dell’ 11 luglio 2018)….continua a leggere

Emergenza Covid-19, possiamo aiutare gli ultimi

Palermo, 30 marzo 2020
La distribuzione di alimenti e farmaci agli anziani, ai disabili, agli ammalati che non possono uscire (attraverso la consegna a domicilio); la distribuzione di pasti caldi presso una struttura appena aperta per i senza fissa dimora; l’aiuto alle persone che sono in quarantena o in isolamento; l’aiuto ai senza fissa dimora; il sostegno a tre mense presenti nella città di Palermo; l’aiuto agli stranieri e ai rom. Ecco in sintesi l’azione che la Caritas Diocesana porta avanti ogni giorno anche ai tempi dell’emergenza Coronavirus.
La Caritas italiana, organismo pastorale della CEI, è impegnata in prima linea nell’emergenza Covid-19 cercando, in particolare, di dare aiuto alla parte della nostra popolazione più gravemente marginale.
Le organizzazioni sindacali Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl, COBAS/CODIR, Dirsi, Sadirs e Ugl-Fna invitano tutti i lavoratori del Comparto Regione a un gesto solidale verso chi in questo momento di epocale emergenza sta soffrendo per la drammatica situazione di blocco totale dell’economia reale. Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl, COBAS/CODIR, Dirsi, Sadirs e Ugl-Fna propongono a tutti i lavoratori del Comparto Regione che condividono questo percorso – in assenza di scelte già individuate o realizzate – di contribuire all’attività della Caritas Diocesana.

Donare

Per sostenere l’azione della Caritas si può collaborare con una donazione da versare sull’IBAN IT41W0306909606100000125153 intestato ad Arcidiocesi di Palermo-Caritas Diocesana, inserendo la causale “solidarietà dai lavoratori regionali siciliani”.

Diventare volontari

Si può anche aderire alle iniziative diventando volontario: per aderire si può scrivere a
[email protected] , oppure telefonare al numero telefonico 091 327986 Come accedere agli aiuti La Caritas, a Palermo, fa anche parte della CENTRALE UNICA DI AIUTO ALIMENTARE per l’assistenza alle famiglie in stato di necessità attivato dalla Protezione Civile e dal Comune per l’assistenza alle famiglie in stato di necessità in questo momento delicato a causa dell’emergenza Coronavirus.
Le famiglie in stato di necessità possono registrarsi per gli interventi organizzati dal Comune con la Caritas Diocesana e le Associazioni “Banco Alimentare” e “Banco delle Opere di Carità”.
Accedendo al link http://tiny.cc/Covid_Aiuti_Alimentari si procede alla compilazione di un modulo finalizzato alla registrazione della famiglia nella Centrale Unica di erogazione di aiuti alimentari.

LE SEGRETERIE GENERALI E REGIONALI
Fp-Cgil – Cisl-Fp – Uil-Fpl – COBAS/CODIR – Dirsi – Sadirs – Ugl-Fna

PA. Il protocollo no, non è una funzione indifferibile e che richiede necessariamente la presenza sul luogo di lavoro

tratto da luigioliveri.blogspot.com

PA. Il protocollo no, non è una funzione indifferibile e che richiede necessariamente la presenza sul luogo di lavoro

L’emergenza Covid-19 sta evidenziando il meglio, ma, purtroppo, anche il peggio della Pubblica Amministrazione.
Sono ancora moltissimi i malintesi, al limite dell’irresponsabilità, sulla corretta applicazione delle norme governative, il cui scopo è la prevenzione dal contagio, attraverso l’imperativo di lasciare quanto più possibile a casa i dipendenti, attivando il lavoro agile come modalità ordinaria di svolgimento del lavoro.Nonostante il lavoro agile sia disposto e imposto ex lege, moltissimi appartenenti alla cerchia dei burocrati abbarbicati alle mezze maniche, al calamaio, al pennino e alla carta carbone, stanno ancora gestendo il tutto come se i dipendenti dovessero presentare “regolare istanza, sottoscritta in calce” di lavoro agile, alla quale “per il seguito di competenza” possa o meno conseguire un “provvedimento di concessione, debitamente sottoscritto”.
Non è affatto così! Se un provvedimento espresso serve, è quello che, motivatamente, individua quali dipendenti non possono essere applicati al lavoro agile, in quanto svolgano una funzione indifferibile e che richiede necessariamente la presenza sul luogo di lavoro.
Nel trionfo della più vieta burocrazia, è diffusissima l’idea che il “protocollo” richieda necessariamente la presenza sul luogo di lavoro. Come fosse, insomma, la funzione di curare i malati, assisterli infermieristicamente, o garantire l’ordine pubblico, la protezione civile, o produrre mascherine e ventilatori polmonari, o gestire trasporti e logistica, far funzionare le farmacie, far funzionare i servizi di sepoltura, rifornire i negozi e gestirli.
E’ un’idea semplicemente senza basi. Che si fonda, platealmente, sull’arretratezza organizzativa e telematica e su una concezione del tutto erronea del procedimento amministrativo.
E’ diffusissima la convinzione che i provvedimenti “esistano” in quanto “protocollati”. Non è per nulla così. Il provvedimento amministrativo produce effetti a prescindere dal protocollo, che è esclusivamente una registrazione posta a comprovare che un certo documento è conservato presso l’archivio dell’amministrazione. Allo stesso modo, la segnatura di protocollo in entrata non fa scattare i termini procedurali, che discendono dalla data di materiale acquisizione del documento, che nel caso delle pec è quella della ricezione e conferma, non quella della protocollazione.
Sistemi di protocollazione rispondenti al Dpr 445/2000 e al d.lgs 82/2005 e alle rispettive regole tecniche, debbono essere basati sulla ricezione prevalente delle pec. La presenza fisica di addetti è necessaria solo se i sistemi non sono rispondenti a quelle norme. Perché, se lo fossero, basterebbe mettere in linea i gestionali o comunque attivare l’inoltro delle pec a caselle di mail ordinaria istituzionali.
Resterebbe la ricezione e movimentazione della corrispondenza cartacea. Ma, l’articolo 99 del d.l. “cura Italia” sospende tutti i procedimenti amministrativi dal 23 febbraio al 15 aprile.
Dunque, anche i sistemi di protocollo colpevolmente arretrati e non funzionali, non hanno, in questa fase, alcuna particolare necessità, visto che i termini sono sospesi. La raccolta e conservazione della posta (cartacea), con sagge previsioni organizzative, può essere demandata a chi davvero svolge funzioni indispensabili. Per la successiva protocollazione e messa in produzione delle pratiche, c’è tempo.

Responsabilità civili e penali connesse alla mancata collocazione del personale in lavoro agile

tratto da luigioliveri.blogspot.com

Vi segnalo un articolo interessante di Luigi Oliveri sottoponendo alla vostra attenzione alcuni dei punti più rilevanti di suddetto articolo.
Potete leggere l’articolo integralmente cliccando sul link che trovate in fondo alla pagina.

Secondo l’autore, nei confronti del lavoro agile si continua a registrare incredibilmente una forte resistenza, tanto nell’ambito privato, quanto, soprattutto, in quello pubblico.


La mancata disposizione in lavoro agile di tutti i dipendenti con la sola motivata eccezione di quelli da assegnare ad attività da rendere in presenza costituisce lampante violazione di legge, che espone il datore ad evidenti responsabilità, tanto maggiori, quanto più si prolunga la reticenza nell’attuazione della norma. Infatti, ai prolunga sia il pericolo di esposizione del lavoratore al contagio, sia il potenziale danno alla salute pubblica: la contrazione del virus in forma asintomatica, rende il lavoratore un potenziale elemento di enorme diffusione dell’infezione.
Ai datori pubblici sfugge evidentemente la soggezione della disciplina del lavoro nell’ente all’articolo 2087 del codice civile, che si applica al lavoro pubblico privatizzato: “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.
Non c’è dubbio alcuno che l’articolo 87 del d.l. 18/2020 sia una misura di tutela dell’integrità fisica del lavoratore. Il lavoro agile, infatti, è palesemente previsto come misura di attenuazione dei rischi da contagio.

In questa fase emergenziale è il legislatore ad aver stabilito quali siano gli “appropriati provvedimenti”: la collocazione dei dipendenti in lavoro agile.

E’ da sottolineare che le responsabilità civili e penali viste sopra incombono, come detto, sul dirigente nella qualità di datore di lavoro.

Smart working – Misure urgenti per contrastare l’emergenza da COVID-19 – Sollecito

Sollecito dell’Assessore alla Funzione Pubblica con cui ribadisce che l’attuazione degli istituti da ultimo puntualmente elencati all’art.87 del D.L. n. 18/2020, secondo le apposite direttive come sopra emanate, costituisce un obbligo di legge, e assegna il termine perentorio di giorni tre dalla presente entro il quale gli Uffici in indirizzo sono chiamati a comunicare il report aggiornato alla data odierna delle misure adottate in ottemperanza alle più volte richiamate disposizioni normative.

Smart working in Sicilia, botta e risposta tra ministro Dadone ed assessore Grasso

Botta e risposta tra il ministro della Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone e l’assessore alla Funzione pubblica della Regione siciliana Bernardette Grasso.

In una intervista rilasciata oggi il ministro ha sostenuto che “in tutta la Regione Siciliana i dipendenti non sono stati messi in smart working“.

Parole che non sono affatto piaciute all’assessore Grasso che smentisce categoricamente quanto affermato dal ministro.

“La Regione Siciliana, esattamente al pari di quanto indicato e fatto dal Ministero, ha dato piena attuazione alle direttive sullo smart working per i dipendenti e sono dunque prive di fondamento le parole di Dadone riguardo l’inesistente “rifiuto” della Sicilia a seguire le disposizioni di legge” – ha dichiarato l’assessore…..continua a leggere


Breve commento

Caro assessore, se vogliamo coprire il sole con la rete, facciamolo pure, ma chi è all’interno dell’amministrazione sa benissimo che, tranne alcune realtà dirette da dirigenti illuminati che hanno ben inteso la portata dei decreti legge e delle circolari finora emanate, in molti uffici si sono inventati tutto e il contrario di tutto con una successione di disposizioni, a volte, in contraddizione tra loro che, di fatto, hanno rallentato l’applicazione dell’istituto dello smart working.
Spero che i report da lei richiesti possano fornire un quadro dettagliato.

La dispensa dal servizio è rimedio estremo

tratto da Italia Oggi del 20.03.2020

La dispensa dal servizio è rimedio estremo

di Luigi Oliveri
Il dl conferma che fino alla data di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-2019, «il lavoro agile è la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni».
Questo significa che non occorre alcuna istanza di lavoro agile da parte dei dipendenti: essi sono da considerare ex lege in lavoro agile.
È corretto l’opposto: occorre un provvedimento espresso e motivato per assegnare dipendenti ad attività che richiedono la presenza in ufficio.
Le amministrazioni debbono limitare «la presenza del personale negli uffici per assicurare esclusivamente le attività che ritengono indifferibili e che richiedono necessariamente la presenza sul luogo di lavoro, anche in ragione della gestione dell’emergenza».
L’indifferibilità non ha nulla a che vedere coi servizi pubblici essenziali previsti dalla normativa sugli scioperi, ma è connessa, appunto ad attività strettamente collegate alla gestione dell’emergenza.
Se per qualsiasi ragione, motivata, non sia possibile assegnare il dipendente al lavoro agile, allora «le amministrazioni utilizzano gli strumenti delle ferie pregresse, del congedo, della banca ore, della rotazione e di altri analoghi istituti, nel rispetto della contrattazione collettiva». «Esperite tali possibilità», cioè nell’impossibilità di lavoro agile o esauriti gli strumenti che diano titolo al lavoratore di non prestare attività lavorativa, le amministrazioni possono motivatamente esentare il personale dipendente dal servizio».
La motivazione dovrà riguardare in particolare l’impossibilità del lavoro agile.

DECRETO-LEGGE 25 marzo 2020 , n. 19. Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

EMANA
il seguente decreto-legge:

Art. 1.
Misure urgenti per evitare la diffusione del COVID-19

1. Per contenere e contrastare i rischi sanitari derivanti dalla diffusione del virus COVID-19, su specifiche parti del territorio nazionale ovvero, occorrendo, sulla totalità di esso, possono essere adottate, secondo quanto previsto dal presente decreto, una o più misure tra quelle di cui al comma 2, per periodi predeterminati, ciascuno di durata non superiore a trenta giorni, reiterabili e modificabili anche più volte fino al 31 luglio 2020, termine dello stato di emergenza dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, e con possibilità di modularne l’applicazione in aumento ovvero in diminuzione secondo l’andamento epidemiologico del predetto virus.
2. (…………) possono essere adottate (………..) una o più tra le seguenti misure:

a) (……………………………..)

s) limitazione della presenza fisica dei dipendenti negli uffici delle amministrazioni pubbliche, fatte comunque salve le attività indifferibili e l’erogazione dei servizi essenziali prioritariamente mediante il ricorso a modalità di lavoro agile;

(………………………..)

ff) predisposizione di modalità di lavoro agile, anche in deroga alla disciplina vigente;

(………………………)

Art. 4.
Sanzioni e controlli

1. Salvo che il fatto costituisca reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui all’articolo 1, comma 2, individuate e applicate con i provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 2, comma 1, ovvero dell’articolo 3, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 a euro 3.000 e non si applicano le sanzioni contravvenzionali previste dall’articolo 650 del codice penale o da ogni altra disposizione di legge attributiva di poteri per ragioni di sanità, di cui all’articolo 3, comma 3. Se il mancato rispetto delle predette misure avviene mediante l’utilizzo di un veicolo le sanzioni sono aumentate fino a un terzo. (…………………)

Art. 5.
Disposizioni finali

(…………………..)

2. Le disposizioni del presente decreto si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione. (……………..)