Crea sito

Decreto Legge 30 luglio 2020, n. 83 Misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione di emergenza epidemiologica da COVID-19 deliberata il 31 gennaio 2020. (GU n.190 del 30-7-2020)

Il D.L. 83/2020 proroga lo stato di emergenza al 15 ottobre e ha l’effetto di prolungare l’efficacia di una serie di misure in materia di lavoro, scuola e sanità, specificate nell’allegato al decreto. In particolare, è prorogato lo “smart working” senza necessità di accordi individuali previsto dall’art. 90 del D.L. Rilancio. La proroga riguarda anche i termini utili per richiedere il congedo parentale di cui al D.L. Cura Italia, poi rafforzato con il D.L. Rilancio. Di conseguenza, ci sarà più tempo anche per richiedere il bonus baby sitter di 1.200 euro, di cui è possibile godere in sostituzione del congedo.
Vai al documento

Legge 17 luglio 2020, n. 77 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, recante misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonchè di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19. (GU n.180 del 18-7-2020 – Suppl. Ordinario n. 25)

Il  Decreto, adesso diventato Legge 77/2020 prevede interventi per un valore di 55 miliardi di euro per limitare l’impatto economico dell’emergenza sanitaria su imprese, lavoratori con partite Iva, dipendenti, famiglie e terzo settore. In particolare la nuova normativa introduce la regola che per il 50% dei dipendenti della pubblica amministrazione con mansioni che possono essere svolte da casa lo smart working è prorogato fino al 31 dicembre. Inoltre, dal 2021 ed entro la fine di ogni anno, ciascuna pubblica amministrazione elaborerà il “piano organizzativo per il lavoro agile” (POLA). Il piano ha lo scopo di estendere fino al 60% la platea dei lavoratori del settore pubblico che potranno lavorare da casa.
Vai al documento

Tribunale di Venezia sentenza n. 1069/2020 Pa, niente buoni pasto ai dipendenti in smart working

Il giudice del lavoro del tribunale di Venezia nella sentenza n. 1069/2020 da ragione al Comune e nega la possibilità di riconoscere i buoni pasto ai dipendenti in smart working. I buoni pasto non sono dovuti al lavoratore in smart working e di conseguenza la loro mancata corresponsione non deve essere oggetto di contrattazione e confronto con le sigle sindacali. È questa l’importante conclusione della prima sfida tra un’amministrazione pubblica e un sindacato approdata a un tribunale del lavoro. La sentenza n. 1069/2020 del tribunale di Venezia non dà alcuno spazio per poter riconoscere il beneficio durante il lavoro agile (smart working) diventato la modalità ordinaria di prestazione lavorativa durante l’emergenza sanitaria da Covid-19.
Vai al documento