Un divario economico che oscilla tra i 2.300 e gli oltre 3.200 euro lordi all’anno. È la fotografia, impietosa, della disparità di trattamento che subisce il personale della Regione Siciliana e degli Enti collegati (L.R. 10/2000).
Per porre fine a questa ingiustizia strutturale, il sindacato COBAS-CODIR ha inviato una formale e urgente richiesta di adeguamento al Presidente della Regione e all’Assessore competente. L’obiettivo è chiaro: avviare un confronto immediato e stanziare risorse straordinarie per equiparare l’indennità di amministrazione regionale ai valori nazionali.
A fare da innesco alla protesta è il recente DPCM del 27 dicembre 2024 (pubblicato a inizio 2025), con cui lo Stato ha stanziato ben 55 milioni di euro annui extra-contratto proprio per azzerare le storiche sperequazioni tra i vari Ministeri.
Se a Roma si investe sull’equità, a Palermo il recente Contratto Collettivo Regionale (CCRL 2022/2024, pubblicato a febbraio 2026) ha certificato un baratro economico inaccettabile. Il COBAS-CODIR ha messo nero su bianco i numeri del confronto (calcolati sull’indennità annua):
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Area Operatori (Coadiutori): lo Stato riconosce fino a 3.655,28 €, la Regione Siciliana appena 630,50 €. Con una differenza di ben 3.024,78 €.
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Area Assistenti: lo Stato eroga 3.668,85 €, la Regione si ferma a 1.293,50 €. Differenza: -2.375,35 €.
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Area Funzionari: lo Stato garantisce 5.143,99 €, la Regione eroga solo 1.937,00 €. Differenza di ben 3.206,99 €.
(Nota: il divario aumenta ulteriormente se si guarda ai Ministeri di Giustizia ed Economia, dove le indennità statali sono ancora più alte).
Stesso modello organizzativo, stipendi più bassi: la violazione dello Statuto
Il paradosso è anche normativo e organizzativo. Con l’ultimo CCRL, la Regione Siciliana ha ufficialmente abbandonato il modello degli enti locali per adottare quello ministeriale. Di fatto, i dipendenti siciliani hanno oggi le stesse mansioni, le stesse responsabilità e carichi di lavoro speculari a quelli dei ministeriali romani.
Inoltre, il COBAS-CODIR ricorda un dettaglio tutt’altro che trascurabile: lo Statuto della Regione Siciliana, norma di rango costituzionale, vieta espressamente trattamenti economici inferiori rispetto a quelli del personale dello Stato. Continuare su questa strada significa non solo calpestare il principio di uguaglianza tra lavoratori pubblici, ma violare i pilastri stessi dell’Autonomia speciale.
Un posto di lavoro non più “attrattivo”
Questa svalutazione del personale ha già presentato il conto: gli ultimi concorsi regionali hanno registrato un tasso di rinuncia altissimo. L’impiego alla Regione Siciliana non è più attrattivo, proprio a causa di retribuzioni accessorie che non tutelano il potere d’acquisto e mortificano la dignità professionale.
Le richieste del COBAS-CODIR
L’azione sindacale non si ferma alla denuncia. Il COBAS-CODIR chiede formalmente al Governo Regionale:
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Un tavolo di confronto urgente per definire un percorso di totale allineamento ai valori delle Funzioni Centrali.
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Stanziamenti extra-rinnovo contrattuale (seguendo il modello già applicato dallo Stato con il DL 44/2023) attingendo anche al Fondo Risorse Decentrate.
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Estensione dell’adeguamento a tutto il personale degli Enti di cui all’art. 1 della L.R. 10/2000 (Corpo Forestale, enti pubblici non economici e società partecipate), per evitare nuove guerre tra poveri all’interno del comparto regionale.
“È un atto dovuto di equità retributiva”, conclude il sindacato. L’indennità di amministrazione va riallineata subito, per vie contrattuali e senza costringere i lavoratori a percorsi conflittuali o a lunghi contenziosi legali. La palla passa adesso al Governo Regionale: la dignità dei lavoratori siciliani non può più attendere.