Rinnovo contrattuale: l’assessore convoca i sindacati. La coerenza e la fermezza del Cobas-Codir costringe tutti a riaprire i giochi
Ripercorrere la cronologia delle trattative all’Aran Sicilia per il rinnovo contrattuale 2025-2027 dei dipendenti regionali aiuta a comprendere le diverse posizioni in campo e le ragioni di chi ha ritenuto insufficiente un’ennesima intesa al ribasso.
23 Settembre: la soddisfazione dei sindacati
La vicenda prende il via il 23 settembre, quando le altre sigle sindacali esprimono pubblicamente soddisfazione per l’esito del confronto all’Aran. La loro strategia appare chiara: accelerare per arrivare a una rapida firma del contratto base, accettando di fatto di rinviare a ipotetici “tavoli successivi” e a data da destinarsi le partite economiche più pesanti, come il welfare, la previdenza Perseo-Sirio e soprattutto l’indennità di amministrazione. Una scelta rischiosa, che avrebbe lasciato in sospeso e senza garanzie reali i temi più caldi per il personale.
Questa impostazione è una trappola negoziale ben nota: una volta siglato e chiuso il contratto principale, il potere contrattuale del sindacato si azzera e i “tavoli aperti” su indennità e risorse aggiuntive rischiano di trasformarsi in promesse da marinaio o di finire nel dimenticatoio per anni.
28 Settembre: il Cobas-Codir rompe la narrazione
Il 28 settembre arriva la netta presa di posizione del Cobas-Codir che smonta questa narrazione ed evita che le rivendicazioni principali dei dipendenti regionali vengano accantonate, sostenendo che non si può firmare un contratto scatolato e rinviare a un futuro incerto l’equiparazione dell’indennità di amministrazione agli statali.
30 Settembre: la firma a un passo, ma il Cobas-Codir chiede il raddoppio dell’indennità
Il 30 settembre la spaccatura diventa ancora più marcata. Mantenendo la pretesa di arrivare al traguardo della firma ad ogni costo, CGIL, CISL, UIL, UGL e Sadirs tirano dritto per la loro strada. Di contro, il Cobas-Codir pone una condizione imprescindibile: l’indennità di amministrazione va raddoppiata e equiparata a quella degli statali, superando una volta per tutte una sperequazione storica. Mentre le altre sigle spingono per chiudere in fretta, il Cobas-Codir dichiara la mobilitazione e dimostra che sottoscrivere quell’intesa sarebbe un grave errore strategico.
Il repentino cambio di rotta e l’appuntamento del 21 ottobre
Rifiutando la scorciatoia del “firmiamo subito e si vedrà”, il Cobas-Codir ha nei fatti bloccato una chiusura affrettata e svantaggiosa. L’effetto di questa linea di rigore è sotto gli occhi di tutti: a metà ottobre gli stessi sindacati che erano pronti a chiudere lasciando le questioni aperte si sono visti costretti a fare marcia indietro, chiedendo all’Assessorato proprio la convocazione dei tavoli tecnici su indennità di amministrazione, welfare e previdenza.





Le ultime proiezioni elaborate nel 27° Rapporto della Ragioneria Generale dello Stato confermano la ripresa degli adeguamenti dei requisiti previdenziali legati all’aspettativa di vita Istat.

