Al via i congedi di paternità anche per gli statali

Tratto da PAmagazine

Adesso anche gli statali possono usufruire dei congedi di paternità e dei congedi parentali. I congedi per la nascita del figlio corrispondono ora a 10 giorni di riposo con il 100% della retribuzione e possono essere utilizzati anche prima del parto. I congedi parentali, altra novità, possono essere fruiti fino al dodicesimo anno di età del figlio (prima l’asticella era fissata a 6 anni) con il 30% dello stipendio. Si tratta di una svolta che i dipendenti pubblici attendevano da anni. Attenzione però perché se è vero da un lato che le nuove regole sono già operative, dall’altro va detto che molte pa devono ancora organizzarsi per renderle praticabili a tutti gli effetti. Quelle che non lo faranno andranno incontro a sanzioni.

La svolta

Dal 13 agosto si applicano le nuove regole sui congedi per i figli. «Possono fruire del congedo di paternità obbligatorio i padri lavoratori dipendenti, privati e pubblici, anche in caso di adozione e affidamento», ricorda l’Inps sul web. Sono dieci anni che agli statali veniva negato questo diritto: il congedo di paternità in Italia infatti ha mosso i primi passi nel 2012. La “protezione” venne introdotta nel privato in modo sperimentale per il triennio 2013-2015 con una sola giornata di congedo obbligatorio per il padre, più due giornate facoltative da godere in alternativa alla madre. Con l’ultima legge di Bilancio la misura è diventata strutturale e sono saliti a 10 i giorni di riposo a cui si ha diritto senza perdere la retribuzione. Infine, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (il 29 luglio scorso) del decreto legislativo che ha recepito la direttiva Ue sull’equilibrio fra attività professionale e vita familiare, il beneficio è stato esteso pure ai lavoratori della Pa.

I limiti

I neo papà potranno fruire del congedo a partire dai due mesi prima della data presunta del parto fino ai 5 mesi successivi alla nascita del figlio. Per quanto riguarda il congedo parentale per genitori lavoratori dipendenti pubblici e privati, spetta adesso fino al dodicesimo anno di vita del figlio e prevede che a ciascun genitore lavoratore vada un’indennità pari al 30 per cento della retribuzione per tre mesi, non trasferibili all’altro genitore. I genitori hanno poi anche diritto, in alternativa tra loro, a un ulteriore periodo di congedo della durata complessiva di tre mesi, per i quali spetta un’indennità sempre pari al 30 per cento della retribuzione. Restano immutati i limiti massimi individuali e di entrambi i genitori: la madre può fruire di massimo 6 mesi di congedo parentale per ogni figlio, mentre il padre che per ogni figlio si astiene per un periodo intero o frazionato non inferiore a 3 mesi ha diritto a un mese extra. Per ogni figlio entro i 12 anni entrambi i genitori possono fruire nel complesso al massimo di 10 mesi di congedo parentale (elevabili a 11 mesi nel caso in cui il padre sfrutti il bonus del “settimo mese”). Al genitore solo sono riconosciuti 11 mesi (continuativi o frazionati) di congedo parentale, di cui 9 indennizzabili al 30% della retribuzione. Per i periodi di congedo parentale ulteriori ai 9 mesi indennizzabili per la coppia di genitori o per il genitore solo, è dovuta, fino al dodicesimo anno (e non più fino all’ottavo anno) di vita del bambino, un’indennità pari al 30 percento della retribuzione, a condizione che il reddito individuale dell’interessato sia inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria (pari a 524 euro), ovvero a 1.310 euro.

Sanzioni

I datori di lavoro che ostacoleranno la fruizione del congedo di paternità obbligatoria non potranno ottenere la certificazione della parità di genere. Questi i punti chiave del decreto legislativo, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 29 luglio, che ha recepito la direttiva Ue n°1158 del 2019 sull’equilibrio fra attività professionale e vita familiare. Le nuove norme stabiliscono poi che il lavoratore dipendente, pubblico o privato, ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa, per assistere un parente con disabilità in situazione di gravità, che non sia ricoverato a tempo pieno.

Esibisce una falsa laurea. Scoperto dopo 26 anni, è condannato a restituire tutti gli stipendi

Tratto da ius & management

Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Lombardia, sentenza n. 214 del 8 agosto 2022

Il Procuratore regionale ha promosso azione di responsabilità nei confronti del sig. X per un danno arrecato al Comune di Z, a titolo di dolo, per effetto delle retribuzioni fraudolentemente percepite in forza di rapporto di lavoro costituito a seguito di falsa certificazione del possesso di diploma di laurea richiesto dal relativo bando di concorso pubblico.

Il convenuto partecipava al concorso dichiarando il possesso del diploma di laurea e producendo copia conforme del certificato di laurea in Giurisprudenza conseguita in data 18.11.1992 con votazione 110/110; la conformità risultava certificata dall’ufficiale d’anagrafe del Comune di Y (BS) in data 21.11.1994, con timbro recante la dichiarazione “è copia autentica conforme al suo originale a me esibito”, firma in originale e un bollino di color viola con la scritta “diritti di segreteria lire 500”;

In data 2.11.2020 il Comune X riceveva riscontro negativo dall’Università in merito al possesso del diploma di laurea.

In tema di prescrizione la produzione di documentazione falsificata (nella fattispecie, copia del certificato di laurea in giurisprudenza), attestante il conseguimento di un titolo di studio richiesto per l’accesso al posto messo a concorso dall’amministrazione pubblica, determina una forma di occultamento doloso del danno, avendo lo scopo di ingannare l‘amministrazione circa il possesso del titolo richiesto, con conseguente differimento del dies a quo del termine prescrizionale al momento della scoperta dell’occultamento medesimo (conforme Corte dei conti, Sezione seconda centrale di appello, n. 568/2018; idem n. 625/2015; Sezione prima centrale di appello, n. 146/2015).

Su questo punto e su quello che precede, si rimanda a Sezione giurisdizionale Lombardia, sentenza n. 272/2019, secondo cui “la giurisprudenza di questa Corte, su tale punto, è univoca nello statuire (cfr., ex multis, C. conti, III centrale, n. 279 del 26/10/2001 e n. 151 del 20.2.2004; id., appello Sicilia n. 154/2006; id., II centrale, n. 430 del 26/10/2010; id., Sicilia, n. 1158 del 29/3/2011; id., Campania n.133 del 31/01/2013, cui questa Sezione aderisce: cfr., sez. Lombardia n.280 del 20.11.2013; n. 627 del 2/11/2010 e n. 321 del 13.6.2012), che la prestazione lavorativa resa in assenza di laurea, in quanto non espressione di capacità derivante dalla preparazione professionale conseguita con un regolare percorso di studio, non arrechi all’ente alcuna utilità, se non limitatamente al disbrigo di mansioni lavorative aventi caratteristiche di genericità e fungibilità, quali non sono quelle conferite all’attuale convenuto per le quali, infatti, era richiesto il diploma di laurea in giurisprudenza.

La mancanza dei titoli e delle abilitazioni richiesti comporta il venir meno del rapporto sinallagmatico tra prestazione e retribuzione secondo un costante e condivisibile orientamento (C. conti, sez. Toscana, 3.10.2011 n.363; id., sez.app. Sicilia, 4.5.2011 n.127) che priva di ogni rilievo la circostanza che agli emolumenti percepiti abbiano corrisposto prestazioni effettivamente svolte (Sez. III, n.279 del 26/10/2001 e n. 151 del 20.2.2004; Sez. appello Sicilia n. 154/2006; Sez. II, n. 430 del 26/10/2010; Sez. Sicilia, n. 1158 del 29/3/2011; Sez. Campania n.133 del 31/01/2013; Sez. Lombardia n.280 del 20.11.2013; n.627 del 2/11/2010 e n. 321 del 13.6.2012).

Il convenuto va quindi condannato al risarcimento della somma di euro 918.467,79.

Concorsi Regione Siciliana, approvata la graduatoria per gli 8 Funzionari Avvocati

Dopo la pubblicazione della graduatoria per i 18 funzionari economici resa nota nei giorni scorsi, è stato approvato e pubblicato ieri l’elenco dei vincitori della selezione riservata a 8 figure con il profilo Funzionario Avvocato (RAF-AVV), nell’ambito del concorso per il ricambio generazionale nell’Amministrazione regionale.

Il personale sarà assunto a tempo pieno e indeterminato e inquadrato nella categoria professionale “D” posizione economica D1, secondo quanto previsto dal bando.

La graduatoria definitiva è stata ricavata sommando il punteggio della prova scritta, svoltasi il 18 maggio, a quello dei titoli di studio, di servizio, tenendo in considerazione anche eventuali titoli preferenziali posseduti.

Ai candidati vincitori sarà ora data comunicazione dell’esito del concorso e dell’elenco delle sedi di lavoro disponibili ed essi potranno scegliere la sede di propria preferenza, in base alla posizione ricoperta in graduatoria.

I vincitori, dopo aver preso servizio, dovranno permanere nella sede di prima assegnazione, per un periodo non inferiore a 5 anni.

Al termine della procedura saranno un centinaio i funzionari ad entrare in servizio tra amministrativi, avvocati, esperti in controllo di gestione economico-finanziaria, di sistemi informativi e tecnologici e tecnici per la tutela e lo sviluppo del territorio.

Flat tax al 15% per i dipendenti: l’impatto sulle buste paga. C’è chi guadagna e chi perde

Con le elezioni alle porte è tornata al centro del dibattito la Flat Tax, come proposta della coalizione del centrodestra.

La flat tax (letteralmente tassa piatta) è un argomento caro alla Lega che parla di una flat tax al 15% e Forza Italia che parla di una flat tax al 23% ed è uno degli argomenti che stanno tenendo banco nella campagna elettorale che porterà alle elezioni del 25 settembre. Anche Fratelli d’Italia (il partito della Meloni) ha la sua ricetta di flat tax). Ma come impatterebbe la flat tax al 15%  sui dipendenti?

Cos’è la flat tax

Come detto significa letteralmente “tassa piatta”. E’ un sistema che prevede una tassazione uguale per tutti indipendentemente dal reddito (in questo caso un’aliquota al 15%). Oggi in italia c’è invece una tassazione progressiva (cioè più si guadagna più si paga). Per quanto riguarda ad esempio l’Irpef si paga:

  • 23% fino a 15.000 euro
  • 25% da 15.001 fino a 28.000 euro
  • 35% da 28.000 fino a 50.000 euro
  • 43% da 50.000 in su

Tasse e Costituzione

La progressività delle tasse è un principio della Costituzione Italiana esplicitamente espresso nell’articolo 53 che dice “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.

L’impatto sulle buste paga

A calcolare l’impatto che la flat tax al 15% avrebbe sui dipendenti ci ha pensato uno studio effettuato dalla Uil negli anni passati e che, al netto di alcune differenze intercorse in questi anni, come la cancellazione degli 80 euro concessi dal governo Renzi, dà un’idea di quale sarebbe l’impatto.

La simulazione

La Uil ha effettuato i seguenti calcoli (le cifre sono calcolate al netto di deduzioni e detrazioni che verrebbero annullate dalla flat tax)

  • Reddito di 10.990 euro annui con la flat tax si pagherebbero 1.819 euro di tasse in più
  • Reddito di 17.640 euro annui pagherebbero 1.500 euro di tasse in più
  • Reddito di 22.830 euro, l’aumento dei versamenti sarebbe di 985 euro in più all’anno
  • Reddito di 27.440 euro, si pagherebbero 544 euro in meno rispetto ad oggi
  • Reddito di 44.240 euro annui, con la flat tax al 15% si pagherebbero 4.124 euro in meno di tasse
  • Reddito di 52.370 euro si “risparmierebbero” 5.995 euro

VAI ALLO STUDIO DELLA UIL SULLA FLAT TAV / PDF

La beffa

Da questa tabella risulta evidente che l’introduzione indiscriminata della flat tax al 15% comporterebbe un “inconcepibile” aumento della tassazione per le fasce più povere della popolazione.

I correttivi

L’applicazione della flat tax ai dipendenti dovrebbe quindi, se applicata, tener conto dell’impatto negativo che avrebbe sui redditi da lavoro più bassi con inevitabili correttivi che permettano di mantenere l’attuale peso delle tasse inalterato.


L’applicazione di un’aliquota unica sui redditi personali, in sostituzione di un sistema fiscale progressivo in cui il prelievo sale proporzionalmente all’aumentare del reddito, significa tendenzialmente premiare chi guadagna di più e penalizzare chi guadagna di meno.

Formazione e competenze nella PA: il dossier di Linea Amica

Tratto da Lentepubblica

In un recente dossier promosso dal portale Linea Amica scopriamo in dettaglio le buone pratiche legate alla conoscenza condivisa: la formazione e le competenze accompagnano l’innovazione nelle PA.


Formazione e competenze nella PA: Linea Amica ha promosso un dossier e due sondaggi riguardanti rispettivamente la formazione nella PA, l’impatto dei fondi UE sulla capacità amministrativa e l’informazione e la formazione dei dipendenti pubblici sul PNRR.

Oggi affronteremo in questa sede le tematiche legate al dossier, dal titolo: Formazione e competenze nella PA. Condividere la conoscenza accompagnando l’innovazione.

Formazione e competenze nella PA: il dossier di Linea Amica

Il dossier ripercorre in primo luogo lo scenario normativo della formazione nella pubblica amministrazione, la quale si inserisce nel processo di modernizzazione dell’amministrazione pubblica e, quindi, nel percorso di privatizzazione del lavoro pubblico acquisendo, nel tempo, sempre maggior rilievo ed autonomia funzionale.

Il processo istituzionale di accompagnamento alla formazione è stato attualizzato assumendo le vesti di un approccio olistico, capace di coniugare una pubblica amministrazione empatica con una cittadinanza interattiva e interconnessa.

Oggi, grazie al programma “Ri-formare la PA” una nuova dinamica di pensiero, fondata sulla promozione del talento individuale e sul servizio della qualità generale dell’azione amministrativa, è in grado di fornire moderni indicatori di valutazione del benessere cd. integrale nelle PA.

Massimizzando il prezioso strumento di una citizen satisfaction, fondata sul paradigma di una pubblica amministrazione dinamizzata nella quale tutto è connesso, la formazione viene promossa a leva premiale.

Infatti questo processo di valore, innescato dal dipendente stesso, attua una nuova opportunità:

  • per le Istituzioni pubbliche
  • ma anche per i cittadini e le imprese.

Si riparte dunque dai valori più alti della missione pubblica, dalla “cultura del noi“, e riprendendo un costante cammino valutativo di efficienza e di efficacia dellazione amministrativa.

Pertanto la formazione dei dipendenti pubblici si inserisce nel processo di modernizzazione dellamministrazione pubblica, promuovendo conoscenze e competenze, nel sentiero della valorizzazione del cambiamento teso a garantire unelevata qualità dei servizi.

Il testo completo del Dossier

Potete consultare qui il testo completo del Dossier promosso da Linea Amica.

Poche risorse e nessun incentivo economico e di carriera. Inaccettabili per il Cobas/Codir le “Linee di indirizzo per la formazione del personale 2022-2024 in assenza di contratto”

Palermo, 10 agosto 2022
Il Cobas/Codir ha bocciato le “Linee generali per la pianificazione della formazione del personale regionale, triennio 2022-2024, presentate ieri pomeriggio in sede di confronto sindacale presso il Dipartimento della Funzione Pubblica.
Sembra la solita e obsoleta proposta di pianificazione della formazione basata sul rilevamento del fabbisogno formativo da parte dei Referenti formativi di ciascuna delle Strutture apicali i cui limiti, nei criteri di scelta del personale da formare, sono stati più volte evidenziati nel corso degli anni.
La novità del nuovo piano riguarda l’individuazione di ambiti tematici ritenuti prioritari dall’amministrazione: Contabilità regionale, Codice degli appalti, Gestione fondi comunitari, Competenze digitali, etc. Con uno stanziamento striminzito di risorse nel bilancio regionale (200 mila €, lo 0,03% della massa salariale) e con le risorse del Piano emergenziale che tardano ad arrivare.
Inoltre, contrariamente a quanto sta avvenendo a livello nazionale, non è stato presentato fino a oggi un piano strategico per la valorizzazione e lo sviluppo del capitale umano dell’amministrazione regionale attraverso il rinnovo del contratto.
A livello nazionale, infatti, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza individua prioritariamente nelle persone il motore del cambiamento e dell’innovazione nella Pubblica amministrazione. Lo sviluppo delle competenze dei dipendenti pubblici rappresenta una delle principali direttrici dell’impianto riformatore avviato con il decreto-legge 80/2021.
Il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale, firmato il 10 marzo 2021 tra il Presidente del Consiglio, il Ministro per la Pubblica amministrazione e i sindacati, ha individuato nella formazione un “diritto soggettivo del dipendente pubblico” e un “investimento organizzativo necessario” nell’ambito delle politiche relative al lavoro pubblico.
«Alla fine di ogni percorso», secondo quanto comunicato dal ministero per la Pubblica Amministrazione, «sarà rilasciata una certificazione che alimenterà il “fascicolo del dipendente” che sarà una sorta di “portafoglio” delle competenze di ogni dipendente pubblico. Una fotografia completa della carriera, delle competenze e della formazione. Tutti elementi che avranno un impatto rilevante sulle promozioni e sullo stipendio dei lavoratori pubblici così come previsto dai meccanismi di progressione orizzontale e verticale introdotti dal nuovo contratto collettivo di lavoro dei ministeri.
In definitiva, a parere del Cobas/Codir, l’irrisorietà della spesa programmata per la formazione e il mancato rinnovo del contratto con la previsione della valorizzazione del personale che arricchisce le proprie competenze partecipando all’attività formativa, sono condizioni ostative all’apprezzamento del piano per la formazione.

Tfs-Tfr statali, la tassa occulta taglia la buonuscita. Rinnovato l’accordo sul prestito di 45 mila euro

Tratto da PAmagazine

Il tempo è ormai scaduto. Quella che poteva essere considerata un’intollerabile ingiustizia, adesso si trasforma anche in un enorme danno economico per centinaia di migliaia di famiglie. Il pagamento del Tfs (trattamento di fine servizio) o del Tfr (Trattamento di fine rapporto) ai dipendenti della Pubblica amministrazione è un’emergenza. La questione è nota, anche se sistematicamente ignorata dai governi che si sono succeduti negli ultimi dieci anni. I lavoratori pubblici, gli uomini e le donne che mandano avanti la macchina statale, dagli infermieri ai poliziotti, dagli insegnanti ai vigili urbani, quando vanno in pensione ricevono la loro “liquidazione” fino a cinque anni dopo aver finito il loro servizio per lo Stato. Si tratta di una misura introdotta per salvare l’Italia dalla crisi dello spread del 2011, quando fu deciso che uno dei prezzi più alti di quella stagione di austerity dovesse essere pagato dal pubblico impiego.

LA TASSA OCCULTA

Ma adesso c’è un fatto nuovo. Una circostanza che rende intollerabile ed economicamente inaccettabile mantenere in piedi questa misura punitiva per i dipendenti pubblici: l’inflazione. Negli ultimi dieci anni i prezzi non sono aumentati. Il caro-vita è stato inesistente. La Banca centrale europea ha tenuto i tassi a zero e per un certo periodo addirittura negativi. I dipendenti pubblici hanno ricevuto il loro Tfs e il loro Tfr tra i due e i cinque anni dopo il pensionamento, hanno dovuto attendere ma non ci hanno rimesso. Ora con l’inflazione superiore all’8 per cento subiranno una penalizzazione, dopo aver lavorato per quaranta anni, ingiustificabile. Chi, per fare un esempio, andasse in pensione quest’anno avendo maturato 100 mila euro di Tfs o di Tfr, supponendo nel migliore dei casi che ricevesse la liquidazione tra due anni, è come se ottenesse 86 mila euro con un’inflazione all’8 per cento annuo. Insomma, sarebbe quanto meno necessario intervenire riconoscendo una rivalutazione delle somme pagate in ritardo con un meccanismo simile a quello delle pensioni.

L’ACCORDO BEFFA

Per adesso, invece, il governo ha deciso semplicemente di rinnovare per altri due anni il cosiddetto “anticipo” fino a 45 mila euro. I dipendenti pubblici possono chiedere alle banche convenzionate un prestito fino a 45 mila euro del loro Tfs-Tfr, a un tasso d’interesse “calmierato” fissato allo 0,4 per cento. Le banche, secondo la convenzione firmata dal governo e dall’Associazione bancaria, non possono applicare ai richiedenti altre commissioni. Resta la peculiarità, per usare un eufemismo, della necessità per i dipendenti pubblici di dover ricorrere a un prestito per ottenere soldi che di fatto sono loro e che lo Stato dovrebbe versare senza troppi indugi. Una beffa, insomma.

LA CORTE COSTITUZIONALE

La vicenda del pagamento ritardato del Tfs-Tfr da parte dello Stato è già arrivato davanti alla Corte Costituzionale grazie a un ricorso presentato da Unsa-Confsal (che edita questo sito). E cosa hanno detto i giudici? Hanno detto sostanzialmente che il pagamento ritardato della liquidazione è ammissibile se il dipendente ha usato uno scivolo per anticipare la pensione. Per esempio Quota 100. Se il lavoratore ha lasciato il posto a 62 anni, lo Stato può insomma ritardare il pagamento del Tfs-Tfr fino al momento in cui lo stesso lavoratore sarebbe dovuto andare in pensione con i normali requisiti (67 anni). I giudici della Consulta però, hanno mandato un avviso al Parlamento, chiedendo di intervenire sul tema. Il concetto espresso è semplice: se un dipendente lascia il lavoro al compimento dei 67 anni, o una volta raggiunta la contribuzione massima, allora il pagamento del Tfr-Tfs non può essere rimandato. Un invito (ignorato fino ad oggi) a intervenire. Il caso esaminato dai giudici riguardava un pensionamento anticipato. Ma nel momento in cui davanti alla Corte arriverà il caso di un dipendente andato in pensione con i requisiti di vecchiaia o contributivi pieni, la decisione appare scontata. Tanto più che ora, a danneggiare i dipendenti pubblici, c’è anche la tassa occulta dell’inflazione.

Programma “PA 110 e lode” – Università degli Studi di Palermo

Si comunica che nell’ambito del Piano strategico “Ri-formare la PA. Persone qualificate per qualificare il Paese” per la valorizzazione e lo sviluppo dei dipendenti pubblici, l’Università degli Studi di Palermo ha aderito all’iniziativa “PA 110 e lode”, promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica (DFP), previa sottoscrizione del protocollo d’intesa che si allega alla presente.
Le informazioni relative ai corsi di studio attivi, ai requisiti di ammissione e per la frequenza dei corsi, alla contribuzione richiesta allo studente e la modalità d’iscrizione sono rilervabili al seguente link: https://www.unipa.it/target/futuristudenti/informazioni-sui-corsi-di-studio/pa-110-e-lode/index.html

Sottoscritta l’ipotesi del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Comparto Funzioni locali per il triennio 2019-2021

L’Aran e i sindacati hanno sottoscritto l’ipotesi di Contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del Comparto delle Funzioni locali per il triennio 2019-2021.

Il contratto riguarda circa 430mila dipendenti.

L’accordo si caratterizza per numerose e rilevanti innovazioni concernenti aspetti salienti del trattamento normo-economico del personale.

L’incremento retributivo medio del comparto è pari a euro 100,27 mensili per tredici mensilità, considerando anche le risorse aggiuntive dello 0,55% e 0,22%, l’incremento mensile arriva a 117,53 euro. Gli arretrati medi del contratto sono pari a circa euro 1.727,63.

È stata innanzitutto operata una revisione del sistema di classificazione del personale adeguandolo alle peculiari esigenze organizzative e gestionali degli Enti.

A completamento del sistema di classificazione, è stata prevista una rivisitazione del sistema degli incarichi di posizione organizzativa e di elevata qualificazione, aumentandone la rilevanza.

È stato delineato, inoltre, un nuovo regime delle progressioni economiche orizzontali prevedendo “differenziali stipendiali” da intendersi come incrementi stabili del trattamento economico, finalizzati a remunerare il maggior grado di competenza professionale progressivamente acquisito dai dipendenti, nello svolgimento delle attribuzioni proprie dell’area di classificazione.

Nell’Ipotesi è stata individuata una soluzione classificatoria per il personale della Sezione educativa e scolastica, e ulteriormente specificata la disciplina della sezione della Polizia locale, rivedendo il regime di alcune indennità.

È stata poi introdotta un’importante novità relativa alla disciplina del giorno festivo infra settimanale per il personale turnista. Istituita, inoltre, una nuova Sezione per le professioni ordinistiche nella quale viene ricompreso il personale le cui mansioni richiedono obbligatoriamente l’iscrizione ad Ordini professionali.

Anche il sistema delle relazioni sindacali ha visto una importante revisione nella prospettiva di un ampliamento del rilievo dei moduli partecipativi dell’informazione e del confronto e con la valorizzazione dell’Organismo paritetico per l’innovazione.

L’Ipotesi ha operato anche modifiche sostanziali ad alcuni istituti del rapporto di lavoro, ricercando un equilibrato rapporto tra l’estensione dei diritti dei lavoratori e la salvaguardia delle esigenze organizzative e funzionali delle Aziende ed Enti.

Rilievo assume anche la nuova disciplina del lavoro a distanza nelle due tipologie di lavoro agile, previsto dalla legge 81/2017 e lavoro da remoto, che sostituiscono la precedente tipologia del telelavoro.

_“Sono molto soddisfatto_ – dichiara il presidente dell’ARAN, *Antonio Naddeo* – _per la firma di un contratto cosi importante per 430mila dipendenti di Comuni, Province e Regioni. Una trattativa lunga ma che ha portato a un risultato importante per l’intera categoria. Tre contratti conclusi dal mese di gennaio ad oggi. Ora occorre concentrarsi sul rinnovo del contratto dell’Istruzione e ricerca. L’Aran è sempre in attività”.

Il commento dei Sindacati

Un CCNL per 430.000 lavoratori e lavoratrici impegnati ogni giorno negli oltre 8.000 Comuni, nelle Città metropolitane, nelle Regioni, nelle Province, nelle Camere di Commercio e nelle strutture socio sanitarie gestite dagli Enti Locali per fornire ai cittadini servizi diretti e di qualità. Un contratto innovativo che dà avvio ad un importante ed atteso percorso di riqualificazione e valorizzazione, un nuovo impianto ordinamentale che deve rispondere al complesso dell’articolato sistema delle professioni negli Enti”.

Così, in una nota stampa, Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, commentando la sottoscrizione del nuovo CCNL Comparto Funzioni Locali.

Assunzioni alla Regione siciliana, graduatoria finale, ecco chi sono i vincitori

Approvata e pubblicata la graduatoria finale per la copertura di 18 unità di personale del profilo “Funzionario economico finanziario” (RAF- EFI) per il ricambio generazionale nell’Amministrazione regionale.

Scatta dunque l’assunzione, a tempo pieno e indeterminato, per i primi 18 funzionari nell’ambito del concorso per il ricambio generazionale che prevede l’inserimento in organico alla Regione di 100 nuovi funzionari, di cui 88 funzionari amministrativi, avvocati, di controllo di gestione, economico finanziario, dei sistemi informativi e tecnologici, tecnici per tutela del territorio e sviluppo più 12 funzionari tecnici (Ambito tutela del territorio e sviluppo rurale).

Sul portale della Regione Siciliana è disponibile la graduatoria finale della Commissione esaminatrice stilata secondo l’ordine del punteggio complessivo conseguito da ciascun candidato nella prova scritta e del punteggio attribuito ai titoli di studio e di servizio, tenuto conto dei titoli di precedenza e preferenza. Alla prova concorsuale, che si è svolta lo scorso 20 maggio, hanno partecipato 1.872 aspiranti funzionari economico finanziari. I vincitori sottoscriveranno l’apposito contratto individuale di lavoro a tempo pieno e indeterminato in categoria D secondo quanto previsto dal bando.