Il Super Green Pass è ufficiale: approvato il Decreto

Tratto da lentepubblica.it

Il Consiglio dei ministri ha approvato il Super Green Pass, adesso è ufficiale: ecco le novità che arrivano con il Decreto che lo riguarda.


La nuova stretta per contenere la quarta ondata del Covid è stata messa sul tavolo del Consiglio dei ministri che si è tenuto questo pomeriggio alle 15.30 e illustrata dettagliatamente nella Conferenza Stampa del Presidente del Consiglio Mario Draghi insieme ai Ministri della Salute Speranza e per gli Affari regionali Gelmini.

Un decreto che purtroppo sembra essere quasi urgente, ancor più dopo l’allarme dell’Oms che stima che il computo dei morti per la pandemia di Covid salirà a 2.2 milioni solo in Europa entro la primavera.

Ci sarà una pressione elevata o estrema sui posti letto negli ospedali in 25 Paesi europei” spiega l’Oms mentre l’agenzia per il monitoraggio dei servizi sanitari regionali Agenas registra la crescita in otto regioni e province autonome italiane della percentuale di posti in reparto occupati da pazienti con sintomi.

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, dopo il Cdm ha tenuto una conferenza stampa insieme ai Ministri della Salute Speranza e per gli Affari regionali Gelmini, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio.

Comunque il Premier rassicura: “La situazione è sotto controllo, una tra le migliori in Europa grazie anche e soprattutto alla campagna vaccinale in atto. Voglio ringraziare gli italiani che stanno partecipando alla vaccinazione e anche quelli che stanno partecipando alla terza dose. […] Nonostante tutto la situazione è in lieve, ma costante peggioramento.

Potete riguardarla nel player video qui di seguito.

Il Super Green Pass è ufficiale: approvato il Decreto

Con il super green pass in particolare l’ingresso a cinema, teatri, palestre ma anche bar e ristoranti è vincolato definitivamente alla immunizzazione dal Covid-19.

In sintesi il nuovo provvedimento prevede un super green pass solo per vaccinati e guariti.

Il nuovo Certificato verde serve per accedere ad attività che altrimenti sarebbero oggetto di restrizioni in zona gialla nei seguenti ambiti:

  • Spettacoli
  • Spettatori di eventi sportivi
  • Ristorazione al chiuso
  • Feste e discoteche
  • Cerimonie pubbliche

In caso di passaggio in zona arancione, le restrizioni e le limitazioni non scattano, ma alle attività possono accedere i soli detentori del Green Pass rafforzato.

Infine dal 6 dicembre 2021 e fino al 15 gennaio 2022 è previsto che il Green Pass rafforzato per lo svolgimento delle attività, che altrimenti sarebbero oggetto di restrizioni in zona gialla, debba essere utilizzato anche in zona bianca.

Dunque per poter accedere al green pass sono consentite solamente le seguenti casistiche:

  • vaccinazione
  • e guarigione da Covid.

Un rafforzamento del green pass per evitare chiusure e restrizione capienze, salvaguardando i vaccinati.

Di fronte a una risalita veloce della curva epidemiologica, che senza potrebbe provocare nuove limitazioni per tutti gli italiani, si sceglie di imporre divieti soltanto ai no vax.

Estesione e durata del Green Pass

L’estensione del Green Pass è prevista anche per:

  • alberghi
  • spogliatoi per l’attività sportiva
  • servizi di trasporto ferroviario regionale e interregionale
  • e servizi di trasporto pubblico locale.

Inoltre, molto importante, avverrà la riduzione della durata del green pass, che passerà da 12 a 9 mesi.

Obbligo vaccinale

Avverrà l’introduzione dell’obbligo della terza dose per i sanitari e il personale che lavora nelle Residenze sanitarie assistite. Ma non solo: esteso anche a forze dell’ordine e personale scolastico.

C’è anche l’importante decisione di anticipare la terza dose, da sei a cinque mesi. 

Mascherine

Per quanto riguarda le mascherine:

  • in zona bianca resteranno obbligatorie solo al chiuso
  • l’obbligo di mascherina all’aperto scatterà invece in zona gialla – come ora – e non saranno fatte eccezioni per i vaccinati o guariti dal Covid.

Rafforzamento dei controlli Green Pass sul territorio

Viene anche chiesto ai comitati di sicurezza e ordine pubblico di costruire dei veri e propri piani d’azione, con una relazione settimanale da inviare al Ministro dell’Interno.

Ulteriori decisioni

Il Governo ha assunto e ha intenzione di assumere in via amministrativa altre decisioni:

  • è già consentita la terza dose dopo 5 mesi dalla seconda;
  • aprirà da subito la terza dose per gli under 40;
  • se autorizzate, potranno essere avviate campagne vaccinali per la fascia di età 5-12 anni.

Entrata in vigore del provvedimento

Il provvedimento entrerà in vigore dal 6 Dicembre e sarà valido fino al 15 Gennaio.

Le misure dunque saranno già operative per la festa dell’Immacolata, con milioni di italiani che in quei giorni si potrebbero spostare nelle località sciistiche.

Il testo del Decreto

A questo link potete leggere il testo del Decreto in formato PDF, che comunque attende ancora la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Le schede di ALI – Autonomie Locali Italiane

A questo link potete inoltre consultare le schede di riepilogo elaborate da ALI – Autonomie Locali Italiane.

Il video commento del Dottor Simone Chiarelli

Disponibile anche il video commento al Decreto a cura del Dottor Simone Chiarelli, dirigente di Pubblica Amministrazione Locale ed esperto in questioni giuridiche di diritto amministrativo nei settori degli appalti, SUAP, e disciplina generale degli Enti locali.

Potete guardare il video nel player qui di seguito.


Rinnovo Contrattuale per il personale del Comparto non dirigenziale della Regione Siciliana e degli Enti di cui all’art.1 della legge regionale 15 maggio 2000, n.10 – Anno 2019-2021” – Atto di Indirizzo per l’ARAN Sicilia

Con Deliberazione n. 471 del 19 novembre 2021la Giunta regionale ha apprezzato l’atto di indirizzo accluso alla nota prot. n. 118044 del 5 novembre 2021 dell’Assessore regionale per le autonomie locali e la funzione pubblica, che costituisce direttiva all’ARAN Sicilia per il rinnovo del contratto di lavoro per il personale del Comparto non dirigenziale della Regione Siciliana e degli Enti di cui all’art.1 della legge regionale 15 maggio 2000, n.10 – Anno 2019-2021, allegato alla presente deliberazione.

Riforma Pensioni, Partita rinviata al 2022

Tratto da PENSIONIOGGI
Poche le novità inserite nel ddl di bilancio. A parte la conferma di opzione donna ed il rinnovo dell’ape sociale è stata rinviata ancora una volta la discussione sulla flessibilità uscita e sulla revisione del sistema contributivo.

Obiettivamente non ci si aspettava molto dall’incontro governo/sindacati di martedì scorso in ambito previdenziale all’interno del ddl bilancio che ha iniziato il suo iter al Senato. Troppo distanti le parti e al di là di un incontro quasi “di cortesia” era evidente che almeno per quest’anno niente di più di quello già inserito nel ddl di bilancio potrà essere modificato. Draghi in sostanza ha blindato la legge da approvare entro il 31 dicembre e l’eventuale riforma che milioni di italiani aspettano è stata rinviata alla primavera del 2022 per essere inserita nel DEF.

Ma torniamo all’autunno del 2011. Draghi, come Presidente della BCE, impone a Monti appena nominato Presidente del Consiglio un drastico intervento sulla previdenza in Italia che ha i conti fuori controllo. Sappiamo tutti come andò a finire. Monti nomina la Fornero Ministro del Lavoro le fa preparare la legge previdenziale che porta il suo nome e che dal 2012 impone il sistema contributivo per tutti andando a modificare la legge Dini del 1995 e velocizzando la convergenza verso il contributivo. L’anno prima era stato approvato il Dl Sacconi (dl n. 78/2010) che ha legato l’età pensionabile all’aspettativa di vita. Quindi in caso di aumento dell’aspettativa di vita i termini di accesso al pensionamento aumentano, viceversa in caso di diminuzione, come avvenuto quest’anno a causa del Covid, i termini non scendono.

E’ “l’Uovo di Colombo”. Si risolve così il problema dell’aumento dell’aspettativa di vita che incideva così pesantemente sui conti previdenziali. In Italia c’è, pertanto, la legge più penalizzante per i lavoratori e la legge più perfetta per i governi, al punto che una delegazione cinese venne da noi a studiare questa particolarità per poi applicarla anche nel loro Paese.

Se poi aggiungiamo il fatto che Draghi, chiamato da Mattarella a risollevare un Paese che a causa della pandemia aveva perso il 8,9% del PIL sull’anno precedente, prima di accettare l’incarico ha sentito telefonicamente la von der Leyen, Merkel, Macron e i vertici della BCE e del FMI assicurando loro che si sarebbe conclusa la vicenda di “quota 100” e assicurandoli che l’impianto della legge Fornero tanto caro all’Europa non sarebbe stato toccato, si può ben capire l’atteggiamento che ha avuto l’esecutivo su questo delicato tema.

Procrastinare il problema, arrivare a fine anno, inserire pochi interventi nel ddl di bilancio e spostare il tutto all’anno 2022. Ha smussato lo scalone di cinque anni che si sarebbe formato in un solo giorno dal 31/12/2021 al 1/1/2022 portandolo a tre anni istituendo quota 102 (64 di età + 38 di contributi), ha ampliato le categorie di mestieri che possono accedere all’Ape Sociale, ha confermato Opzione Donna, ha esteso i contratti di espansione anche ad aziende con 50 dipendenti e ha istituito un fondo di 550 milioni di € in tre anni per permetter l’uscita dal mondo del lavoro di sessantaduenni di piccole aziende che hanno decretato lo stato di crisi.

E’ evidente che l’incontro con queste premesse non poteva portare nulla di nuovo. Draghi ha “blindato” la manovra concedendo solo alle OO.SS. un inizio di consultazioni dal mese di dicembre per giungere in primavera ad una parziale riforma previdenziale da inserire nel DEF. Ha scongiurato un eventuale sciopero generale in prossimità delle feste natalizie che i sindacati avevano minacciato concedendo loro una partecipazione attiva sulla destinazione degli otto miliardi di € messi sul piatto per la riduzione delle tasse, ma a proposito di previdenza ha affermato che per l’esecutivo l’intendimento è quello di tornare in pieno al sistema contributivo.

Le ipotesi sul tappeto sono “opzione tutti” con 62 anni di età ed almeno 25 anni di contributi optando però totalmente per il calcolo contributivo, la proposta del Presidente dell’INPS Tridico di pensionamento a due velocità con una parte di assegno previdenziale percepita subito calcolata sugli anni di contributivo e a 67 anni ottenere anche la parte di retributivo, nonché ultima nata quota 104 con 63 anni di età sommati ad almeno 41 anni di contributi.

Il tutto con l’incertezza sul futuro di Mario Draghi che potrebbe salire al Colle portando il Paese ad elezioni anticipate con conseguenze imprevedibili in ambito previdenziale.

Oggi l’OIV uscente potrebbe validare la relazione sulla performance

*ESITO INCONTRO CON L’ASSESSORE ALLA FUNZIONE PUBBLICA*

PA, 23.11.2021

Terminato l’incontro con l’Assessore alla Funzione pubblica e il dirigente generale del dipartimento F.P.

All’ordine del giorno accordi PEO 2020 e 2021: nessun concreto esito, infatti l’Assessore ha assunto solo l’ impegno per approfondire alcuni aspetti propedeutici alle procedure in relazione agli accordi stessi senza però portare elementi aggiuntivi che possano portare il Cobas Codir a sottoscrivere.

L’Assessore ha poi detto che l’esecutivo regionale ha approvato la direttiva per l’Aran Sicilia per il rinnovo dei CCRL 2019/2021.

La giunta regionale avrebbe approvato anche il rendiconto che potrebbe consentire di sbloccare le risorse necessarie per l’accordo FORD 2021.

Durante l’incontro con il rappresentante del governo Musumeci abbiamo sollecitato ancora una volta l’Assessore a mettere in campo i necessari adempimenti per reperire le risorse necessarie per la riclassificazione del personale che non può più essere rinviata.

Domani (oggi), all’ordine del giorno dell’OIV, sarebbe invece prevista l’approvazione della relazione sulla performance 2020 che, se ciò rispondesse al vero, consentirebbe il pagamento della performance entro l’anno.

Daremo maggiori ragguagli.

La segreteria Cobas-Codir

Il lavoro precario è equiparato a quello del personale in ruolo nelle progressioni verticali

Il lavoro precario è equiparato a quello del personale in ruolo nelle progressioni verticali
di Federico Gavioli – Dottore commercialista, revisore legale e giornalista pubblicista

Il bando per le progressioni verticali indetto da un ente locale è illegittimo se esclude dal calcolo del punteggio, per il passaggio alla categoria superiore, il servizio svolto a tempo determinato dal lavoratore. Il TAR del Lazio con la sentenza n. 9759, del 13 settembre 2021, ha accolto il ricorso di un dipendente nei confronti del Comune

Il ricorso

Un dipendente ha impugnato la deliberazione della Giunta Comunale ed il bando di concorso lamentandone l’illegittimità in forza di articolati motivi di ricorso e chiedendone l’annullamento.

In particolare il dipendente ricorrente ha premesso di essere un dipendente a tempo pieno ed indeterminato di un ente locale inquadrato all’interno della cat. C e nell’ambito della famiglia professionale economico- amministrativa.

L’istante ha sempre prestato la sua attività di istruttore amministrativo ascrivibile alla categoria professionale C, dapprima in qualità di lavoratore a tempo e poi, a far data dal 29.12.2008 sino alla data del ricorso, in qualità di lavoratore a tempo indeterminato (così maturando oltre 5 anni di anzianità di servizio nei ruoli del personale del Comune).

In data 22.12.2009 la Giunta del Comune, ha approvato il “Regolamento per le Progressioni Verticali dei dipendenti a tempo indeterminato del Comune di (…)”.

In materia di requisiti di accesso alla progressione verticale verso la categoria D, l’art. 3 del menzionato Regolamento ha richiesto il possesso del diploma di scuola media superiore nonché un’anzianità di servizio, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, di almeno cinque anni nella categoria C, della stessa famiglia professionale del posto oggetto di progressione.

In data 29.12.2009 è stato quindi pubblicato, sempre mediante affissione all’Albo Pretorio del Comune, un bando per la progressione verticale, riservata ai dipendenti a tempo indeterminato del Comune di Roma, per il conferimento di n. 380 posti nel profilo professionale di Funzionario Amministrativo cat. D, pos. econ. D1, Famiglia Economico-Amministrativa e Servizi di Supporto.

In ordine ai requisiti di ammissione, l’art. 1 del bando, conformemente alle previsioni contenute nell’art. 3, della citata Deliberazione di Giunta Comunale, statuiva che la partecipazione alla progressione verticale fosse riservata soltanto a coloro che, oltre ad essere titolari di un diploma di scuola media superiore, fossero altresì dipendenti del Comune, nell’ambito della categoria C della stessa famiglia professionale del posto oggetto di progressione, con contratto di lavoro a tempo indeterminato di almeno cinque anni.

Il ricorrente ha impugnato davanti al TAR il provvedimento del Comune.

La sentenza del TAR

I giudici amministrativi, richiamando la giurisprudenza unionale, evidenziano che anche quelle amministrativa nazionale si è orientata nel senso che qualora il bando di concorso richieda, fra i vari requisiti, di essere dipendenti di ruolo di una pubblica amministrazione e con un’anzianità di servizio effettivo di almeno cinque anni in una qualifica per l’accesso alla quale sia prescritto diploma di laurea, è illegittimo il provvedimento di esclusione basato sulla non computabilità del servizio svolto a tempo determinato.

Ne consegue la ricorrenza dei vizi denunciati in ricorso e l’illegittimità e conseguente annullamento dei provvedimenti impugnati, nella parte in cui hanno ritenuto computabili nell’anzianità di servizio quinquennale richiesta ai fini della progressione verticale esclusivamente gli anni di attività lavorativa prestata in qualità di dipendente a tempo indeterminato e non in qualità di dipendente a termine.

Il Tribunale Amministrativo Regionale, definitivamente pronunciando sul ricorso, lo accoglie con rimborso anche delle spese giudiziarie nei confronti del dipendente ricorrente.

T.A.R. Lazio, Roma, II Stralcio, Sent., (ud. 25 giugno 2021) 13 settembre 2021, n. 9759

Ufficio del processo e funzionari, i concorsi sono un flop

Un numero di domande non elevatissimo. Un numero di candidati che si è presentato alle prove ancor più basso. E un numero di candidati dichiarati idonei e ammessi alle prove orali che supera solo di poche decine di persone i posti messi a concorso. Risultato: per coprire tutte le posizioni bandite bisognerebbe promuovere tutti. In blocco. Il concorso pubblico per titoli ed esami per il reclutamento di 2.329 unità di personale non dirigenziale a tempo indeterminato per il profilo di funzionario del ministero della Giustizia, rischia di rivelarsi un flop. Lo spettro è quello dell’ormai tristemente famoso “Concorso per il Sud”.

A chi conviene (e a chi no) il nuovo assegno unico per i figli. Il bonus sarà operativo a partire da marzo

Un assegno unico per tutti i figli dal settimo mese, fino al compimento dei 21 anni di età per chi è ancora a carico. La riforma del governo, contenuta nel Family Act, introduce un’unica misura a sostegno della famiglia: via detrazioni per i figli a carico, via assegni al nucleo familiare, ma via anche ipotetici bonus bebè, bonus mamma domani e carta acquisti. Non solo: mentre fino ad ora gli assegni al nucleo familiare erano destinati solo ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, l’assegno unico ed universale potrà essere goduto anche da disoccupati, professionisti ed autonomi oltre che da dipendenti e pensionati.