
La pubblicazione delle graduatorie definitive delle progressioni verticali ha inevitabilmente acceso il confronto tra i lavoratori della Regione Siciliana.
Dopo la pubblicazione, i social sono stati letteralmente sommersi dalle segnalazioni e dalle richieste di chiarimento dei dipendenti, molti dei quali hanno evidenziato possibili anomalie nella valutazione di servizi, titoli di studio, attestati e altri elementi dichiarati dai candidati.
Si tratta, è bene precisarlo, di segnalazioni che dovranno essere verificate e non di irregolarità che possono essere considerate già accertate.
Da quanto è dato sapere, proprio a seguito della pubblicazione delle graduatorie, sarebbero numerose le richieste di accesso agli atti e le istanze di riesame in autotutela presentate (o che stanno per essere presentate) dai lavoratori che intendono verificare la correttezza dei punteggi attribuiti e la conformità dei titoli e dei servizi valutati.
È un passaggio fisiologico in una procedura che coinvolge centinaia di lavoratori e che, dopo oltre venticinque anni di attesa, assume un’importanza particolare per il personale regionale.
Le richieste di verifica sulle progressioni verticali, tuttavia, non devono essere viste come un ostacolo alla conclusione della procedura. Verificare significa consolidare, non bloccare: chi ha vinto una progressione ha tutto l’interesse a che la propria posizione in graduatoria sia solida, definitiva e non più contestabile. Una verifica condotta con serietà, in questa fase, è lo strumento che riduce il rischio che le posizioni dei vincitori possano essere successivamente messe in discussione.
Se un lavoratore chiede di verificare la correttezza della procedura attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento e dalla normativa non significa mettere in discussione l’intera procedura, significa chiedere all’Amministrazione di verificare ciò che viene concretamente segnalato e, qualora venga accertato un errore, di intervenire nella misura necessaria.
Va pertanto ribadito con chiarezza: il vero rischio non è la verifica. Il vero rischio è l’esatto opposto, ovvero arrivare alla conclusione delle progressioni con graduatorie esposte al rischio di essere impugnate perché contengono errori non corretti in tempo utile. Un errore non intercettato oggi diventa un contenzioso domani, con conseguenze che ricadono proprio su chi la graduatoria l’ha vinta legittimamente.
Per questo motivo verificare non è un rallentamento burocratico, ma la condizione stessa perché le progressioni verticali possano dirsi davvero concluse e stabili. Solo un percorso verificato con attenzione consente di consolidare i risultati raggiunti e di evitare che le graduatorie restino esposte, per anni, al rischio di impugnative fondate su eventuali vizi non rilevati o non corretti tempestivamente.
Su un punto, tuttavia, occorre essere altrettanto chiari. Anche a fronte di segnalazioni giunte da più parti circa presunte posizioni illegittime presenti in una graduatoria ormai definitiva un’organizzazione sindacale, in quanto tale, non può sostituirsi al singolo lavoratore nella tutela di una posizione individuale direttamente lesa dalla graduatoria. La tutela di una posizione individuale direttamente incisa dalla graduatoria spetta, in primo luogo, al lavoratore che possa dimostrare un concreto e attuale pregiudizio derivante da quella specifica situazione
Un interesse siffatto può essere vantato solo dal lavoratore effettivamente e direttamente leso dal provvedimento, cioè da chi, per effetto di quella specifica posizione illegittima, ha subito un pregiudizio concreto e personale nella propria posizione in graduatoria.