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Buoni pasto: tutto ciò che devi sapere. La distribuzione delle nuove card prevista a settembre?

Cosa sono i buoni pasto?

Il buono pasto è un ticket che può essere fornito dal datore di lavoro ai collaboratori per fruire di servizi sostitutivi di mensa.

Oggi esistono due tipi di buoni: quelli cartacei (consegnati in un carnet composto da matrice e buono) e quelli elettronici che sono tessere dotate di microchip.

Il buono pasto rappresenta per molte aziende la soluzione ideale per aumentare la soddisfazione e ottimizzare i costi del personale, beneficiando di importanti vantaggi fiscali.

La normativa definisce il buono pasto come un documento di legittimazione che dà diritto al titolare di ottenere un servizio sostitutivo di mensa, presso gli esercizi convenzionati con la società emettitrice, per un importo pari al suo valore facciale. Il buono pasto può essere utilizzato dal solo titolare, non è cedibile, né commercializzabile.

Oltre a offrire agli utilizzatori una pausa pranzo di qualità, l’introduzione del buono pasto garantisce alle aziende importanti vantaggi fiscali perché non è considerato reddito da lavoro. Di conseguenza, per i buoni cartacei la soglia di esenzione è di 4 Euro, mentre per quelli elettronici è di 8 Euro (soglie aggiornate dalla Legge di Bilancio 2020).


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Il sistema dei buoni pasto ha un problema

CORONAVIRUS. Ordinanza contingibile e urgente n°32 del 12.08.2020 – Limitazioni per chi arriva in Sicilia da Grecia, Malta e Spagna. Obbligo della mascherina per tutti i funzionari e dipendenti delle amministrazioni

Una nuova ordinanza del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci dispone alcuni obblighi per chi arriva dalla Grecia, da Malta e dalla Spagna.

I soggetti che dal 14 agosto rientreranno o siano transitati sono sottoposti ad alcuni obblighi e a registrarsi su www.siciliacoronavirus.it. I residenti o domiciliati in Sicilia dovranno permanere in isolamento fiduciario presso la propria residenza o domicilio, adottando una condotta improntata al distanziamento dai propri congiunti e/o coabitanti ed essere sottoposti a tampone oro-rino-faringeo al termine del periodo di quattordici giorni di quarantena. Gli altri, ad esempio i turisti, dovranno indossare la mascherina nei luoghi pubblici e aperti al pubblico e in tutte le occasioni di contatto con soggetti estranei al proprio nucleo familiare.

Viene ribadito l’uso obbligatorio della mascherina in luoghi pubblici e privati, anche all’aperto, quando non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale.

Nel luogo di lavoro l’uso della mascherina é sempre obbligatorio per tutti i funzionari e dipendenti delle amministrazioni di cui all’art. 1, co. 2 del D. Lgs. n. 165/2001 e ss.mm.ii. aventi sede, anche territoriale, in Sicilia, nonché per l’utenza.


N.B. Le mascherine devono essere fornite dal datore di lavoro.

Regione Sicilia, la Consulta boccia il passaggio degli ex Pip in Resais

Di Jastrow (Opera propria) [Public domain], attraverso Wikimedia CommonsLa Corte costituzionale boccia definitivamente la norma regionale che permetteva il transito degli ex Pip in Resais. Lo stop arriva con una sentenza appena pubblicata che dichiara l’illegittimità dell’articolo 64 della Finanziaria regionale del 2018 che prevedeva “il transito dei soggetti indicati con contratto a tempo indeterminato anche parziale presso la Resais”. Per la Consulta sono inoltre illegittimi altri due articoli, che prevedono l’assunzione a tempo indeterminato dei precari nella partecipata e l’assenza di un limite di spesa per farlo.

Progressioni verticali in deroga: limite numerico non soggetto ad arrotondamento

tratto da entilocali-online.it
Progressioni verticali in deroga: limite numerico non soggetto ad arrotondamento
05Ago, 2020 by Redazione
Nella Delibera n. 38 del’11 giugno 2020 della Corte dei conti Basilicata, un Sindaco ha chiesto un parere in merito alla disciplina delle progressioni verticali del personale dipendente ex art. 22, comma 15, del Dlgs. n. 75/2017, come modificato dall’art. 1, comma 1-ter, del Dl. n. 162/2019, convertito con modificazioni dalla Legge n. 8/2020. In particolare, l’articolo sopra citato regola, in chiave derogatoria rispetto alla disciplina generale di cui all’art. 52, comma 1-bis, del Dlgs. n. 165/2001, sebbene in via transitoria, un’ipotesi particolare di “progressioni verticali”, facoltizzando per il triennio 2020-2022 procedure selettive interamente riservate ai dipendenti. Secondo la Sezione l’Ente, in base alla disciplina in esame, potrà attivare (trattandosi di una mera facoltà), nel rispetto del “Piano triennale dei fabbisogni di personale”, procedure selettive per la progressione tra le aree riservate al personale di ruolo, rispettando il limite numerico del 30%. Tale tetto percentuale deve essere considerato come massimo e invalicabile e, perciò, non suscettibile di arrotondamenti. La base di calcolo da prendere in considerazione per definire detta percentuale è quella delle assunzioni programmate, categoria per categoria o area per area, nel triennio 2020-2022 nell’ambito del “Ptfp”. Nella costruzione del percorso procedurale per le progressioni verticali e, quindi, per il “Piano dei fabbisogni triennali di personale”, l’Ente dovrà tener conto di tutti i vincoli assunzionali vigenti, nel rispetto del principio “tempus regit actum”. Nello specifico, dovrà rispettare la normativa vigente sui limiti della spesa del personale, nonché quella relativa alla capacità assunzionale. Il “Piano dei fabbisogni triennali di personale” può essere sempre modificato, nel rispetto delle procedure e dei criteri previsti dalla normativa temporalmente vigente, purché vi siano le relative coperture finanziarie.

Avviso anticipazione buonuscita per acquisto prima casa

È stato pubblicato sul portale del Fondo Pensioni l’avviso (approvato con D.D.G. n. 1940 del 30.7.2020, per l’effetto del quale è ritirato quello precedente approvato con D.D.G. 1865 del 23 luglio 2020), avente ad oggetto l’anticipazione del tfs per l’acquisto della prima abitazione. Il termine finale di presentazione delle istanze è stato spostato per quest’anno al 30 settembre 2020.
Il provvedimento, copia dell’avviso e la pertinente modulistica sono pubblicati nella sezione “Welfare” del sito web del Fondo Pensioni.

DPCM 7 agosto 2020 recante misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 7 agosto 2020
Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19. (20A04399) (GU Serie Generale n.198 del 08-08-2020)

Pa, Corte Conti: spesa personale inferiore al 2010, aumenta età media dipendenti

tratto da gdc.ancitel.it
Pa, Corte Conti: spesa personale inferiore al 2010, aumenta età media dipendenti
5 agosto 2020, di redazione
E’ quanto emerge dalla “Relazione sul costo del lavoro pubblico 2020”
“Nell’anno 2018 il personale pubblico si è attestato sul livello di 3,2 mln di unità, in leggera flessione rispetto all’anno precedente (-0,6%). Nel confronto con il 2010, anno di avvio delle limitazioni alla facoltà di reclutamento da parte della PA, la flessione risulta molto più consistente, pari a 2,7 punti percentuali (circa 91mila unità in meno), attribuibile al trend del settore delle autonomie locali (-7,1%), solo marginalmente compensata dal lieve aumento dei dipendenti delle amministrazioni centrali (+0,7%)”.
E’ quanto emerge dalla “Relazione sul costo del lavoro pubblico 2020” approvata dalle Sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei conti con delibera n. 13/SSRRCO/RCL/20, che segnala anche la “diffusa contrazione del perimetro dei pubblici dipendenti” e il persistere del “progressivo incremento dell’età media dei dipendenti pubblici” , nel 2018 “oramai superiore a 50 anni (era di 43,5 anni nel 2001), da ricondurre agli effetti connessi alle politiche restrittive in materia di assunzioni”.
Per la magistratura contabile, inoltre, le politiche restrittive sulla spesa messe in atto negli anni della crisi, indispensabili per la tenuta complessiva dei conti pubblici, “hanno generato effetti indiretti sulla qualità complessiva delle risorse umane disponibili” e la prolungata assenza di turn-over ha “accentuato il gap conoscitivo e professionale tra le competenze teoriche, acquisite nell’iter formativo dalle nuove generazioni, cui per troppo tempo è stato precluso l’accesso al pubblico impiego, e quelle più “statiche” possedute dal personale in servizio, che continuano a caratterizzare, oltreché condizionare, la gran parte delle attività poste in essere dalle pubbliche amministrazioni”.
Sotto il profilo finanziario, il costo del lavoro dipendente, come definito dall’IGOP – Ispettorato Generale per gli ordinamenti del personale e l’analisi dei costi del lavoro pubblico, nel 2018 si è attestato su un valore complessivo pari a 165,9 miliardi in aumento del 3,7% rispetto al 2017, in linea con l’incremento a regime previsto per la contrattazione collettiva nazionale per il triennio 2016-2018 (3,48%).
Pur a seguito di tale aumento, l’aggregato di spesa continua a mantenersi su un livello inferiore a quello del 2010 (-4,7 mld), con una contrazione del 2,8%, imputabile al blocco introdotto dal DL n. 78/2010 convertito con modificazioni dalla legge n. 122/2010. Se si estende l’analisi dei profili di onerosità agli anni 2020 e 2021, le previsioni (definite in contabilità nazionale) proiettano la spesa per redditi di personale, per la prima volta, al di sopra dei livelli del 2010.
La Relazione contiene anche utili comparazioni sull’andamento della spesa in ambito europeo, dalle quali emerge come, “a fronte di un dato medio europeo crescente tra il 2010 e il 2018, l’Italia, al pari di Grecia e Portogallo, si sia caratterizzata per una dinamica negativa, sulla quale ha inciso la costante contrazione della spesa pro capite per personale pubblico fino al 2015, solo parzialmente compensata dalla ripresa nel triennio 2016-2018. Le cause dell’andamento divergente della spesa pro capite per redditi pubblici italiana rispetto al benchmark europeo sono da ricercare non tanto nel livello relativo di tale spesa rispetto al PIL, mantenutosi sostanzialmente in linea con il dato europeo, quanto nella progressiva perdita relativa di ricchezza, rispetto al dato medio europeo”.

Ultimatum di Musumeci: “Il mio appello inascoltato, chiudo tutto se i contagi aumentano”

Musumeci, come si suol dire, vuole la botte piena e la moglie ubriaca.

Vuole i mezzi di trasporto pubblico pieni al 100% (grazie alla sua Ordinanza contingibile e urgente n. 26 del 2 luglio 2020 la Sicilia è stata tra le prime regioni a consentire l’occupazione del 100% dei posti a sedere e in piedi sui mezzi di trasporto pubblico).

Vuole il rientro del 100% dei dipendenti regionali dallo smart working.

Vuole che l’economia giri ma non si capisce come, viste le polemiche nei confronti della movida, dei bar, dei ristoranti e delle spiagge dove il distanziamento è quasi un utopia.

Vuole i turisti (“La Sicilia ti aspetta”: la Regione lancia lo spot per l’estate 2020) ma i turisti non vengono certamente per stare chiusi in casa o in albergo.

Ma se i contagi aumentano minaccia di chiudere tutto. Dovrebbe mettersi d’accordo con se stesso.

Lavoro agile per meno del 50% degli statali

tratto da Italia Oggi
Lavoro agile per meno del 50% degli statali
di Luigi Oliveri
Il ritorno alle attività lavorative in modalità tradizionale e non in smart working non richiede che almeno il 50% dei dipendenti continui a lavorare in modalità agile.
Molte amministrazioni sono alle prese con l’attuazione dell’articolo 263 del decreto Rilancio (dl n.34/2020) convertito in legge 77/2020, che dal 17 luglio scorso ha cambiato il regime del lavoro agile.
Superata l’emergenza, la norma intende limitare il lavoro agile non al 50% dei dipendenti delle amministrazioni, bensì al 50% dei dipendenti le cui mansioni sono connesse ad attività compatibili col lavoro agile.
Applicando la percentuale del 50% a questa grandezza, il numero assoluto dei dipendenti di una certa amministrazione che continueranno a lavorare in smart working da qui al 31 dicembre 2020 sarà più basso della metà del totale della dotazione organica.
Facciamo un esempio, per maggiore chiarezza. Posto che un certo ente/ufficio abbia 100 dipendenti, se le attività che non possono svolgersi in lavoro agile rientrano nelle mansioni di 50 dipendenti, nessuno di questi potrà essere disposto in smart working. Che accade alla restante metà dei dipendenti?
Essi sono, evidentemente, impiegato in attività che possono essere realizzate in smart working. Ma, l’articolo 263 del d.l. 34/2020, convertito in legge 77 2020, dispone che le pubbliche amministrazioni organizzano il lavoro dei propri dipendenti «applicando il lavoro agile al 50 per cento del personale impiegato nelle attività che possono essere svolte in tale modalità».
Quindi, solo il 50% dei dipendenti adibiti ad attività che si prestano ad essere gestite in lavoro agile potranno essere disposti in smart working.
Tornando all’esempio, in un certo periodo lavorativo, dei 100 dipendenti, 75 sono da impiegare in lavoro tradizionale e 25 in lavoro agile: un quarto e non la metà.
Ovviamente la proporzione tra dipendenti che continueranno ad essere disposti in smart working e dipendenti che lavoreranno con le tradizionali modalità cambieranno in relazione all’esito del censimento delle attività rispettivamente non compatibili e compatibili col lavoro agile e dell’altro censimento di quanti dipendenti sono adibiti all’una o all’altra tipologia di attività.
In ogni caso, la norma non impone di garantire una percentuale di lavoratori in smart working pari al 50% della dotazione organica; il 50% è da applicare, di volta in volta, alle specifiche attività lavorative.
Del resto, l’articolo 263 intende riattivare prioritariamente il lavoro tradizionale, come evidenzia l’esplicita enunciazione del fine cui tende il legislatore: «assicurare la continuità dell’azione amministrativa e la celere conclusione dei procedimenti», obiettivo che impone alle pubbliche amministrazioni di adeguare «l’operatività di tutti gli uffici pubblici alle esigenze dei cittadini e delle imprese connesse al graduale riavvio delle attività produttive e commerciali». Tale adeguamento porta, nella sostanza, nella nuova fase ad una prevalenza del lavoro tradizionale rispetto al lavoro agile.