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Dirigente sindacale Cobas/Codir

La solita media del pollo. Per il Quotidiano di Sicilia i regionali guadagnerebbero circa 9.000 € in più dei ministeriali

Quotidiano di Sicilia del 13 gennaio 2018

Secondo il Quotidiano di Sicilia i dipendenti regionali hanno una retribuzione media complessiva nettamente superiore a quella dei colleghi delle altre regioni italiane e, addirittura, dei dipendenti ministeriali. I dati sono evidenziati dall’ultimo rapporto della Ragioneria generale dello Stato. Secondo l’analisi, i dipendenti regionali siciliani guadagnano mediamente quasi 39 mila euro l’anno, ben 9 mila euro in più dei colleghi ministeriali. Inoltre i dipendenti delle regioni a statuto speciale, quindi dotate di una struttura politico- amministrativa simile a quella della Sicilia, guadagnano mediamente oltre i 35 mila euro, mentre gli impiegati delle regioni a statuto ordinario hanno una retribuzione media di 29 mila euro l’anno, in linea con quella dei ministeriali.

Più visite fiscali al giorno per gli statali in malattia. I medici? Più ne effettuano più vengono pagati

Il Messaggero del 13 gennaio 2018

Da oggi le visite fiscali per i lavoratori statali in malattia potranno essere ripetute più volte al giorno. E svolte «anche in prossimità delle giornate festive e di riposo settimanale»: sono due delle novità introdotto dalla riforma Madia per la pubblica amministrazione che entra in vigore oggi. Per spingere i medici ad effettuare gli accertamenti sono previsti anche incentivi economici, sempre definiti dal provvedimento e stabiliti in base al numero delle visite effettuate.

L’obiettivo: ridurre l’assenteismo

L’obiettivo è ridurre il più possibile l’assenteismo dei dipendenti, specie a ridosso di festività o week end. Tra i casi più famosi quello dei vigili di Roma: nel Capodanno 2014/2015 l’85% risultava in malattia. Non sono cambiate, invece, le fasce orarie di reperibilità: per i dipendenti pubblici (3 milioni di persone in tutto) sono sempre dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Berlusconi e l’«incubo» 5 Stelle: se vincono vado in una dacia russa

Corriere della Sera del 13 gennaio 2018

Nemmeno ai tempi dei «comunisti» era arrivato a tanto: «Se vincono i Cinquestelle mi compro una dacia e me ne vado in Russia». Per Berlusconi i grillini non sono nemici, sono un tormento, un’ ossessione. Come in quegli incubi così realistici da sembrare veri, il Cavaliere li vede tramare per la conquista del potere, e giura che quanto sta per confidare non appartiene al mondo onirico: «Non penserete che – se vincessero – lascerebbero il giocattolo a quel ragazzotto che non prenderei nemmeno come fattorino nelle mie aziende, vero? Dietro c’ è altro». Siccome i mostri sono la proiezione dell’ inconscio, assumono sembianze diverse a seconda di chi li genera e se li sente crescer dentro: «So per certo che Davigo è stato a Genova, a casa di Grillo, per tre volte. E so che hanno stretto l’ accordo per fare il governo, con otto magistrati come ministri».

Boom di dimissioni per le neomamme. In 25 mila costrette a lasciare il lavoro

La Stampa dell’8 gennaio 2018

Dalla Lombardia alla Sicilia: nonostante differenze anche sostanziali nel mondo del lavoro e nella rete familiare, per le donne ritornare al lavoro dopo la nascita di un figlio sta diventando sempre più problematico in tutte le regioni d’Italia, anche in quelle dove solitamente l’occupazione femminile è maggiore rispetto alla media nazionale. Alla base restano i problemi da affrontare quando si prova a conciliare carriera e cura della famiglia nei primi anni di vita di un bambino tra costi alti per i nidi, stipendi bassi e nonni, spesso ancora in servizio, che non possono badare ai nipoti.

Poche tasse, tanto lavoro: promesse & bugie elettorali

Corriere della Sera dell’8 gennaio 2018

di Gian Antonio Stella

«Imbianchiamo la casa a tutti! Gratis!». Nel ventaglio di promesse via via offerte agli elettori manca ancora solo il tinteggiatore con vernice e pennello. L’ultimo, col ritorno del pesce spada sotto costa, degli impegni presi da Cetto La Qualunque nel comizio tivù dove assicura l’abolizione delle bollette del gas e della luce. «E se non siete contenti aboliremo la tassa sulla spazzatura, il bollo auto e l’assicurazione». Pausa. «Applauso, va!».

Nonostante una storia di propagande elettorali lunga lunga, che vide un «Partito della bistecca» garantire «l’abolizione totale delle tasse» e «svaghi, divertimenti, poco lavoro e molto guadagno per tutti», fatichiamo a ricordare infatti una campagna elettorale così gonfia di promesse.

C’è l’impegno preso ieri da Pietro Grasso di «abolire le tasse universitarie.

Matteo Renzi, scommettendo su «un altro Jobs act» e nuove decontribuzioni per passare «da 23 a 24 milioni di occupati», vuol cambiar tutto sul canone Rai e dopo averlo messo nella bolletta elettrica («pagare meno, pagare tutti») promette di cancellarlo in nome d’una riforma dell’azienda che darebbe (pare) dare fastidio a Mediaset.

Luigi Di Maio vuole distribuire un «reddito di cittadinanza» di 780 euro al mese recuperando i 15 miliardi necessari con tasse su gioco d’azzardo, banche e petrolieri e tagli ad auto blu, enti inutili, pensioni d’oro e vitalizi.

Matteo Salvini Promette invece: Una riforma del sistema fiscale, introducendo una Flat Tax al 15% per famiglie e imprese» (otto punti meno di quanto offre l’ex Cavaliere) con un costo paventato di decine di miliardi. Non manca la soppressione «non negoziabile» della legge Fornero.

Silvio Berlusconi parla invece di una flat tax al 23%, che rappresenta l’aliquota più bassa oggi esistente. Poi si arriverà a un livello anche inferiore al 20% e modifiche (non l’abolizione) della Fornero.

La carriera vecchio stile e la Pa senza futuro

Il Sole 24 Ore dell’8 gennaio 2018

Il contratto collettivo non “serve” solo a dare i soldi.Il personale è un fattore centrale nell’organizzazione della pubblica amministrazione e, pertanto, non può essere trascurato o “sacrificato” il modo in cui viene organizzato e disciplinato. Per vedere le conquiste e i passi fatti avanti con l’ultimo contratto per gli statali, che potrà costituire un modello per gli altri comparti, occorre analizzare il modo in cui disciplina alcuni istituti e soprattutto con quali finalità e con quali effetti. Uno di questi temi riguarda i profili professionali e gli inquadramenti, cioè la domanda di competenze che nel settore pubblico è stata, soprattutto negli ultimi 30 anni, fortemente condizionata dalle relazioni sindacali. Se nel privato, è il datore di lavoro che decide quanti e quali profili professionali scegliere, nel settore pubblico l’approccio cambia e i risultati sono chiaramente diversi.

C`era una volta il “mito” regionali. Invecchiati e “tagliati” cercano l`aumento

Repubblica dell’11 gennaio 2018

Qualche anno fa il loro contratto era uno status da sbandierare, il posto fisso per antonomasia. Tanto più che negli ultimi giorni i regionali si sentono ingiustificatamente sotto attacco. Sbeffeggiati a “Non è l’Arena” di Massimo Giletti, televisivamente irrisi da Maurizio Crozza, i dipendenti di Palazzo d’Orléans pagano la confusione con quelli che a denti stretti chiamano «i cugini ricchi», il personale dell’Ars. I regionali un limite massimo ai compensi ce l’hanno già, 160mila euro annui fino al 2019, e lo sfiorano solo in una trentina di casi su 14mila. Gli altri, invece, si accontentano di una busta paga meno pingue: più di uno su tré, circa cinquemila persone, guadagna appena mille euro netti al mese per 12 mensilità più la tredicesima.

Contratto dei regionali. Trattativa sul nuovo contratto con fondi incerti

Giornale di Sicilia dell’11 gennaio 2018

Dagli uffici dell’assessorato al Personale la convocazione dei sindacati è partita ieri sera: l’appuntamento è fissato per martedì 16 alle 11. Scatta così la nuova trattativa per il rinnovo del contratto dei 16 mila regionali, con tante incognite e nel pieno della campagna elettorale per le Politiche del 4 marzo. All’incontro fra governo e sindacati sarà presente, oltre all’assessore al Personale Bernadette Grasso, anche il responsabile dell’Economia Gaetano Armao. Il motivo è che per poter davvero dare avvio alle trattative è necessario innanzitutto sciogliere il dubbio sui soldi a disposizione nei giorni scorsi, dopo la relazione dei saggi che hanno esaminato il bilancio, erano circolate voci su un rinvio a data da destinarsi del rinnovo. La Grasso invece ha voluto imprimere un’accelerazione pur ammettendo che sulle risorse non c’è ancora certezza.

Spoil system alla regione. Conto alla rovescia

Questione di giorni. Lo spoil system alla Regione, cioè il cambio dei vertici burocratici, è dietro l’angolo. Con quali criteri si procederà all’avvicendamento dei dirigenti generali? Ne saranno nominati di nuovi? Si affideranno incarichi a esterni malgrado i rilievi mossi dalla Corte dei conti in merito alla nomina a segretario generale della Monterosso?

Vedremo. La funzionalità della macchina amministrativa è indispensabile in un ente che fa acqua da tutte le parti e la funzionalità dipende in buona parte dalla scelta di buoni dirigenti.

COBAS-CODIR incontra i vertici del Governo Regionale: richieste rinnovi contrattuali urgenti e improcrastinabili

La Segreteria Generale del COBAS-CODIR, il sindacato maggiormente rappresentativo della Regione siciliana e degli enti regionali, nel corso di alcuni incontri informali con i vertici del nuovo governo regionale, ha rappresentato la necessità di un urgentissimo rinnovo dei contratti economici e giuridici.

Così scrivono nel Documento Programmatico ufficiale i Segretari Generali dell’organizzazione sindacale, Marcello Minio e Dario Matranga:

“Dopo ulteriori cinque anni di bluff e scelleratezze politiche si è riaffermata la necessità, improcrastinabile, di riconoscere al comparto unico dei dipendenti regionali innanzitutto il contratto economico (mancante da oltre 12 anni) che consenta di rivalutare, seppur in parte, il potere di acquisto degli stipendi, restituendo dignità economica nonché serenità familiare indispensabile per contribuire a riavviare anche un processo motivazionale del personale.”