Il trasferimento del lavoratore dipendente. Normativa generale di riferimento ed eventuale impugnativa

Il trasferimento dei lavoratori da una sede di lavoro ad un’altra è regolato rigidamente dalla legge.

Più precisamente, l’art. 2103 c.c. dispone che il trasferimento possa essere attuato solo in presenza di comprovate ragioni tecniche organizzative o produttive“.

Ciò vuol dire, per giurisprudenza costante, che un dipendente può essere trasferito solo a condizione che il datore di lavoro possa dimostrare:

  • l’inutilità di tale dipendente nella sede di provenienza;
  • la necessità della presenza di quel dipendente, con la sua particolare professionalità, nella sede di destinazione;
  • la serietà delle ragioni che hanno fatto cadere la scelta proprio su quel dipendente e non su altri colleghi che svolgano analoghe mansioni.

Tutte queste ragioni debbono essere portate a conoscenza del dipendente per iscritto, prima del trasferimento.

Se la lettera non contiene l’indicazione delle ragioni è però necessario che il dipendente le richieda espressamente.

In mancanza delle condizioni sopra indicate, il trasferimento è illegittimo e può essere annullato dal giudice del lavoro, a cui l’interessato deve rivolgersi se ritiene che il provvedimento sia illegittimo.

Il trasferimento, di cui si è parlato e che è regolato dal citato art. 2103, presuppone che, nonostante la modifica del luogo di esecuzione della prestazione lavorativa, resti invariato il datore di lavoro.

La fattispecie è invece diversa qualora nei confronti del lavoratore venga disposto non solo il trasferimento da una sede di lavoro ad un’altra, ma anche il passaggio alle dipendenze di altra società.

In questo caso, più che di trasferimento, deve parlarsi di cessione del contratto di lavoro da una società all’altra (ma questo è un aspetto che, al momento, poco ci interessa).

Cosa fare

In caso di ricevimento della comunicazione di trasferimento è necessario agire con la massima tempestività.

In particolare, qualora non fossero espressamente indicate, è necessario chiedere le motivazioni del trasferimento.

La Legge 183/2010 ha introdotto per la prima volta dei termini di decadenza per l’impugnazione del provvedimento con cui il datore di lavoro dispone il trasferimento del lavoratore da una sede a un’altra.

In particolare, la nuova disciplina prevede che:

  • entro 60 giorni dalla data di ricezione della comunicazione di trasferimento, il lavoratore deve impugnare il trasferimento;
  • impugnato per tempo il trasferimento, il lavoratore ha 180 giorni per depositare il ricorso in tribunale oppure comunicare al datore di lavoro la richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato;
  • in questo secondo caso, se la richiesta di conciliazione o arbitrato viene rifiutata oppure non si raggiunge l’accordo, il lavoratore ha 60 giorni per depositare il ricorso in tribunale.

E’ stata avanzata la tesi secondo cui la tutela in questione non si applicherebbe nel caso di trasferimento disposto nell’ambito dello stesso comune: in questo caso, infatti, il lavoratore non subirebbe sacrifici significativi e, dunque, non ci sarebbe motivo di far operare il divieto legislativo.

Tuttavia, questa argomentazione si scontra con il chiaro tenore letterale dell’art. 2103 c.c., che parla solo genericamente di trasferimento, senza indicazione alcuna in ordine alla distanza tra la sede di origine e quella di destinazione.
Pertanto, la norma opera tutte le volte in cui sia disposto il trasferimento da un’unità produttiva ad un’altra, a prescindere dalla distanza tra le due sedi di lavoro.

In tema di trasferimento del lavoratore, nel caso di ricorso depositato ex art. 700 c.p.c., l’onere posto a carico del datore di lavoro di comunicare i motivi del trasferimento sorge allorquando vi sia una esplicita richiesta del lavoratore volta a conoscere le ragioni che hanno determinato il provvedimento di trasferimento. (Trib. Bologna 21/6/2002, Est. Pugliese, in Lav. nella giur. 2003, 92)

Congedo obbligatorio di un giorno per i padri lavoratori

Nelle settimane scorse vi ho anticipato la novità dell’introduzione del congedo obbligatorio di un giorno per i padri lavoratori.

Ora, sulla Gazzetta ufficiale del 13 febbraio è stato pubblicato il decreto ministeriale che introduce il congedo obbligatorio di un giorno e quello facoltativo (massimo due giorni) del padre in occasione della nascita di un figlio. Il provvedimento approvato il 22 dicembre dal ministero del Lavoro prevede anche la possibilità di “trasformare” il congedo parentale in un contributo economico per pagare la baby sitter o l’asilo.

Rosario Crocetta raccontato da chi lo conosce meglio di tutti: l’ex assessore ai Beni culturali Salvatore Morinello

Articolo tratto da Repubblica.it

Morinello ebbe l’attuale governatore come consulente, dal 1998 al 2000, poi ne fu il primo sponsor per la guida del Comune gelese.

Oggi Morinello guarda le cose siciliane con il distacco di chi ha lasciato la politica (vive e fa l’ insegnante a Genova).

Non credo che Rosario abbia cambiato Gela ma attorno alla gestione di una città martoriata ha costruito la sua immagine. Con un uso sapiente e costoso di consulenti e mass-media, attraverso l’ enfatizzazione della sua azione contro la mafia. Giocando sull’essere gay, comunista e cattolico in una realtà del profondo Sud.

Il problema sarà quando, superati i primi 100 giorni, la giunta Crocetta dovrà sciogliere i nodi strutturali della finanza pubblica. Non basteranno gli annunciati tagli ai costi della politica, servirà altro. Bisognerà incidere sulla carne viva. E sinceramente nutro seri dubbi sul fatto che questo governo potrà affrontare questa situazione. Su una sola cosa non dubito». Quale? «Vi divertirete».

Il 24 e il 25 febbraio i dipendenti regionali abbiamo un’arma. Non sciupiamola!

In queste ore, mentre tanti dipendenti regionali ‘ballano’ la samba della ‘rotazione’ imposta dal Governo di Rosario Crocetta piovono alcune domande: si va verso la modifica del contratto collettivo di lavoro dei dipendenti regionali? Verranno eliminate le clausole di garanzia? Si prospetta il demansionamento di almeno 900 dirigenti? C’è da mettere ne conto la mobilità e, perché no?, in prospettiva, anche i licenziamenti?

Numero chiuso Università. Il Tar continua ad ammettere gli studenti esclusi

Sono circa 20 le ordinanze di sospensiva pronunciate tra fine dicembre e la prima settimana di gennaio da diversi TAR italiani che hanno ammesso “con riserva” all’università decine distudenti esclusi dai test d’ammissione a numero chiusoin primis da medicina e chirurgia. Ritorna dunque di grandissima attualità la riforma della legge sul numero chiuso, sul quale pende come una spada di Damocle la decisione della Corte Costituzionale.

Università. Il Ministro anticipa i test a luglio

Articolo tratto da leggiOggi.it

Colpo di coda del Ministro Profumo nelle ultime ore del suo mandato. Un avviso sul sito del Miur comunica che i test d’ammissione alle facoltà a numero chiuso, tradizionalmente a settembre, saranno anticipati a luglio 2013. E dall’anno prossimo, ad aprile 2014. Intanto il Tar continua ad ammettere gli studenti esclusi, in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sulla legittimità della legge.