Assenteismo, rischiano tutti. Licenziamento disciplinare anche solo per assenze di pochi minuti

ItaliaOggi del 18 agosto 2017

L’allontanamento disciplinare nella pubblica amministrazione si applica anche al dipendente che si è assentato pochi minuti alterando l’attestato di presenza.

Il giudice del lavoro di Imperia, nel confermare uno dei 32 licenziamenti disposti dal comune di Sanremo nei confronti dei dipendenti che avevano imbrogliato sulle presenze in servizio, conferma l’estensione molto ampia della fattispecie della falsa attestazione della presenza. La responsabilità disciplinare non può dunque essere intesa come connessa alla sola timbratura all’ingresso.

Forestali, Tar Abruzzo smonta la legge Madia: “Incostituzionale passaggio ai Carabinieri”. Atti alla Consulta

L’assorbimento dei forestali nei carabinieri o in altre forze a ordinamento militare è incostituzionale. A dirlo è il Tar dell’Abruzzo. L’ultima mazzata alla legge Madia arriva dalla sezione di Pescara dei giudici amministrativi: con una ordinanza del 9 giugno pubblicata ieri.

A proposito di flat tax. La Costituzione garantisce i diritti sociali dei cittadini

Corriere della Sera del 22 luglio 2017

Caro Direttore, l’editoriale di Angelo Panebianco sul Corrieredel 21 luglio pone con la consueta franchezza un tema di fondo. La discussione sulla proposta di flat tax avanzata dall’Istituto Bruno Leoni darebbe a suo dire lo spunto per mettere in gioco qualcosa di più: e cioè la opportunità o la necessità di porre mano a una riforma della prima parte della Costituzione, quella dedicata ai diritti e ai doveri dei cittadini, per superare le «ideologie socialisteggianti» che «hanno segnato i secoli diciannovesimo e ventesimo», e che ispirano il testo del 1947.

Addirittura, secondo Panebianco, ciò consentirebbe di superare l’impasse che dopo il referendum del 4 dicembre 2016 caratterizzerebbe il tema delle riforme costituzionali.

Flat tax ovvero il fisco alla rovescia: chi guadagna di più paga come gli altri. Un conto pesante per i ceti medi

Il Fatto Quotidiano del 4 agosto 2017

Sta suscitando interesse la proposta di una flat tax (o tassa piatta), di una aliquota del 25 per cento uguale per tutti da applicare alle principali imposte (ma con esenzioni per le fasce di reddito più basse), elaborata dall’economista Nicola Rossi e dai suoi collaboratori nell’ambito delle attività dell’Istituto Bruno Leoni di Milano.

La proposta di generale riforma fiscale del centro Bruno Leoni ha il pregio della chiarezza degli obiettivi politici che essa persegue.

Tutte le imposte (Irpef, Ires, Iva, sostitutiva) avrebbero una unica aliquota del 25%, il che dà alla proposta un indubbio appeal propagandistico, e di apparente semplificazione.

Quello che non è condivisibile invece è l’aliquota unica, per giunta molto bassa. Tassare un reddito di 10.000 euro e uno di un milione con la stessa aliquota sarebbe di difficile comprensione per molti, e poco importa che le deduzioni sono in grado di ridurre l’incidenza media per i redditi più bassi; il fatto è che lo straordinario dell’operaio e il premio di produzione del manager sarebbero tassati ambedue al 25%. La progressività assicurata dalle deduzioni sarebbe molto moderata, ma soprattutto i più ricchi beneficerebbero di un tetto al prelievo quale che fossero i loro redditi complessivi, che difficilmente potrebbe essere considerato equo dalla maggior parte delle persone sensate.

Ma soprattutto va chiarito che la caratteristica fondamentale delle imposte “piatte” è che esse, a parità di gettito rispetto a una tradizionale imposta a scaglioni, penalizzano le classi medie.

Pensioni. La Corte dei Conti respinge il ricorso dei regionali sul taglio della pensione

Giornale di Sicilia del 13 agosto 2017

Ecco un paio di passaggi contenuti nella sentena della Corte dei Conti: «L’istituto previdenziale ha agito in piena conformità alla normativa». E ancora: «Innegabilmente, deve ritenersi il frutto di scelte tutte finalizzate a uniformare, nel lungo periodo, il trattamento pensionistico regionale a quello statale nel più ampio disegno di risparmio della spesa pubblica». Lo scrive il giudice unico delle pensioni della Corte dei Conti, Maria Rita Micci, respingendo il ricorso di un ex dipendente della Regione siciliana che contestava il calcolo della sua pensione coi criteri introdotti dalla riforma del 2015. Un metodo che ha penalizzato una buona fetta dei dipendenti, in tutto circa 9 mila, che rispetto al passato hanno perso circa il 20 per cento dell’importo. La sentenza è passata sotto traccia durante il periodo estivo ma assume una grande importanza.

In sostanza la “riforma” Scritta dall’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, rientrava tra le richieste del governo nazionale (governo Renzi) da rispettare per avere in cambio il trasferimento di risorse statali utili a chiudere il bilancio. La riforma in sostanza ha equiparato il sistema pensionistico regionale a quello statale riducendo gli importi degli assegni di una parte degli impiegati.

Il Giornale di Sicilia torna a dedicare la prima pagina ai regionali “Alla Regione premi per tutti. Pure all’ufficio con più assenti”

Giornale di Sicilia del 12 agosto 2017

Non voglio più fare da cassa di risonanza a questo genere di articoli. Ne parlo dopo 3 giorni solo perché l’articolo è stato condiviso sui social, altrimenti l’avrei ignorato.

L’articolo, prendendo spunto dalla sottoscrizione dell’accordo Famp 2017, parla di distribuzione a pioggia delle risorse in quanto il sistema di valutazione difficilmente boccia l’operato dei dipendenti che continuano a ricevere il premio intero.

L’articolo parla poi delle estrapolazioni a monte, la parte più contestata della trattativa, perché toglie somme dal budget complessivo e le assegna a pochi uffici per tutta una serie di motivazioni: carenza di personale, troppo lavoro, esigenze straordinarie, etc.

Buoni pasto, via libera al cumulo di otto ticket. Si possono usare anche in agriturismi e mercati

Corriere della Sera del 12 agosto 2017

I buoni pasto potranno essere spesi anche otto alla volta, alla cassa di un supermercato, in un bar o persino in un agriturismo e in un mercato. E’ la sostanziale e attesa novità contenuta in un decreto del Ministero dello Sviluppo economico, datato 7 giugno e pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale: sarà in vigore dal 9 di settembre.

A sorpresa in Sicilia risorgono le Province

Il Messaggero del 12 agosto 2017

Dopo aver conquistato il record negativo di 13 sedute e 10 ore di lavoro in tre mesi, l’Assemblea regionale siciliana mette il turbo prima delle vacanze e in pochi giorni, tra finanziaria bis, sblocco fondi per i dipendenti e riforma dei consorzi di bonifica reintroduce sia l’elezione diretta per le (ex) province che il mega ufficio stampa dell’ente. Due bandiere del governatore Rosario Crocetta che in pratica vengono affossate a meno di tré mesi dalla fine del suo mandato.

Tutti in aula hanno ricordato l’annuncio che Crocetta fece nell’Arena di Massimo Giletti nel febbraio del 2013, quando eletto da appena quattro mesi annunciò che avrebbe abolito le province.

Licenziamenti accelerati per i dipendenti pubblici infedeli. Il decreto in Gazzetta: le procedure sono operative dal 5 agosto

Il Sole 24 Ore del 9 agosto 2017

Dal 5 agosto, con la pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale» avvenuta il giorno precedente, è entrata in vigore la nuova procedura di licenziamento accelerato per i dipendenti pubblici. Le norme del decreto legislativo 118/2017 cambiano in misura rilevante la procedura applicabile quando un dipendente pubblico viene colto in flagranza a commettere alcuni illeciti che, secondo le norme del testo unico sul pubblico impiego, meritano di essere puniti con la sanzione più grave, il licenziamento.

La lista degli illeciti è molto lunga (assenteismo, gravi o reiterate violazioni dei codici di comportamento, illeciti dolosi o gravemente colposi, insufficiente rendimento eccetera); il dipendente che viene scoperto a commetterli deve essere sospeso entro le 48 ore successive al fatto (commi 3 bis e 3 ter).

Il soggetto che deve avviare la procedura è il responsabile della struttura cui appartiene il dipendente, il quale è obbligato a disporre la sospensione cautelare (sospeso anche lo stipendio), senza necessità di sentire il dipendente in modo preventivo, entro 48 ore dalla conoscenza del fatto, con un provvedimento motivato.

Per evitare che eventuali ritardi producano un ingiustificato vantaggio a favore del dipendente, la legge precisa che il superamento del termine di 48 ore per comminare la sospensione non determina inefficacia della sospensione stessa e non comporta la decadenza dall’azione disciplinare.

Una volta disposta la sospensione, inizia la procedura disciplinare, che si svolge secondo tempi certi e rapidi; anche in questo caso l’impulso spetta al responsabile della struttura, che deve trasmettere, nello stesso momento in cui dispone la sospensione, gli atti all’ufficio disciplinare.

L’ufficio, una volta ricevuta la segnalazione, è tenuto ad avviare e concludere il relativo procedimento a carico del dipendente entro i trenta giorni successivi (i termini decorrono dall’avvenuta conoscenza del fatto, se antecedente). Sono previste pesanti sanzioni – con possibile obbligo di risarcimento del danno a carico dei responsabili che non avviano (nelle 48 ore) o concludono correttamente l’iter disciplinare.

Le regole sono identiche – fatte salve alcuni marginali precisazioni – a quelle approvate lo scorso anno e rimaste incagliate in una pronuncia di incostituzionalità per motivi di procedura.

La riforma deve essere letta in maniera coordinata con le nuove disposizioni introdotte dal Dlgs 75/2017 in tema di regime sanzionatorio. Tale decreto, entrato in vigore il 22 giugno, ha stabilito – con una disposizione applicabile a tutti i licenziamenti (non solo, quindi, quelli rientranti nella procedura accelerata sopra descritta) – che in caso di accertamento dell’illegittimità del licenziamento, il giudice dispone la reintegrazione del dipendente pubblico sul posto di lavoro, oltre a riconoscere un’indennità risarcitoria che non può superare le 24 mensilità, dedotto quanto il lavoratore abbia percepito per lo svolgimento di altre attività lavorativa.

Giampiero Falasca – Il Sole 24 Ore – 9 agosto 2017